Valtellina sup. D.O.C.G. (Lombardia)

Vino

 

« Val Telina, hor qui bevei vino dolcissimo, et insieme piccante, il quale non nuotando nel stomaco, secondo la proprietà di vini dolci, ma cercando tutti i meati del corpo, miracolosamente conforta chiunque ne beva. »
(Ortensio Lando, 1550)

Si produce in provincia di Sondrio tra cui nei Comuni di Ardenno, Bianzone, Caiolo, Montagna in Valtellina, Poggiridenti, Teglio e Villa di Tirano.

Vitigno: Nebbiolo Chiavennasca di Valtellina minimo 90%, altre uve rosse Lombarde massimo 10%

Colore: rosso rubino che tende al granato con l’invecchiamento
Aroma: vinoso, intenso, gradevole
Sapore: asciutto, gradevolmente acido, tannico e con l’invecchiamento pieno, morbido, caldo, armonico
Retrogusto: persistente
Alcool: 12%
Temperatura di servizio: chambré

Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato

 

 

 

 

Ossobuco alla milanese (Lombardia)

Ricette

 

L’origine di questo goloso piatto non é conosciuta ma si sa che nel 1700 faceva già parte della cucina meneghina ed era anche apprezzatissimo.
Una cosa certa é che i milanesi non lo mangiano al ristorante. Per una massaia milanese DOC “l’oss bös” più buono é quello cucinato da lei.
Regole ferree: niente pomodoro, niente piselli e la carne deve essere di vitello; obbligatoria la “gremolada”!  
Si tratta è un condimento ((dal milanese “gremolà”, ridotto in grani) crudo composto da un trito di prezzemolo e aglio, con l’aggiunta di scorza di limone grattugiata, che si usa anche per scaloppine o coniglio.
Ingredienti per 4 persone

Tranci di stinco di vitello (alti 5 centimetri) 4
Farina 00 q.b.
Burro 50
Cipolla media 1/4
Brodo di carne 1 mestolo + q.b.

Per la “gremolada”
Limone 1
Aglio 1 spicchio
Acciuga sotto sale 1
Prezzemolo una manciatina

Vino in abbinamento: Valtellina sup. DOCG

Battete la carne con un batticarne e fate delle incisioni ai lati (con le forbici da cucina) onde evitare che cuocendo faccia “barchetta”.
Rosolate la cipolla tritata finemente in una casseruola bassa (grande abbastanza per contenere gli ossibuchi posati sul fondo).
Quando la cipolla sarà imbiondita unite gli ossibuchi leggermente infarinati e fateli rosolare rivoltandoli senza bucare la carne, quindi con una spatola.
Versate il brodo, abbassate la fiamma al minimo, coprite e fate cuocere per 90 minuti controllando che il brodo non asciughi.
Nel caso aggiungetelo a piccole dosi.
Nel frattempo preparate la “gremolada” ovvero grattugiate la buccia di limone, tritate molto finemente l’aglio, il prezzemolo e l’acciuga dissalata.
Mescolate il tutto e, cinque minuti prima della fine della cottura, aggiungete agli ossibuchi.
Servite caldissimi accompagnati con risotto alla milanese

 

 

Polpette di ricotta col sugo (Calabria)

 

Nei tempi andati i contadini calabresi non avevano difficoltà a reperire la ricotta per sostituirla alla “lussuosa” carne.
Queste polpette vengono utilizzate anche per condire la pasta e creare un saporito e sostanzioso piatto unico.

Ingredienti per 4 persone

Mollica di pane rustico 140 grammi
Ricotta di pecora 350 grammi
Uova 2
Parmigiano reggiano 40 grammi
Pecorino stagionato 60 grammi
Pepe nero macinato q.b.
Prezzemolo 1 mazzetto

Vino in abbinamento

Preparate, se possibile in un tegame di terracotta, una salsa di pomodoro non molto densa.
Riducete in briciole la mollica e mescolatela con le uova, la ricotta, lo spicchio d’aglio che avrete tritato finemente, il parmigiano, il pecorino, il prezzemolo finemente tritato, il sale ed il pepe.
Impastate sino ad ottenere un composto ben compatto e formate delle palline della grandezza di un’albicocca ungendovi prima le mani con l’olio.
Mettete quindi le polpettine nella salsa che starà bollendo e fate cuocere per almeno 10 minuti a fiamma bassa mescolando di tanto in tanto con delicatezza.
Servite ben calde.

Cirò rosso (Calabria)

Vino

 

Prodotto in provincia di Crotone nei comuni di Cirò e Cirò Marina e in parte nei territori di Melissa e Crucoli.

Vitigno: Gaglioppo 95-100%, Trebbiano toscano/Greco bianco massimo 5%

Colore: rosso rubino intenso
Aroma: gradevole, delicato, Intensamente vinoso.
Sapore: armonico, secco, caldo, corposo
Retrogusto: persistente
Alcool: 12,5%
Temperatura di servizio: 21°C
Abbinamenti: carni rosse, arrosti, bolliti, salumi piccanti, formaggi stagionati, polpette di ricotta col sugo

Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato

 

 

Lugana (Lombardia)

Vino

 

Il Lugana è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Brescia e Verona.

Vitigno: Turbiana: 90.0% – 100.0%
Colore: giallo paglierino chiaro, molto trasparente
Aroma: intenso, pulito e gradevole in cui si riconoscono la pera, la mela e la mandorla
Sapore: intenso, fresco, morbido, equilibrato, buon corpo
Retrogusto: persistente
Alcool: 13%
Temperatura di servizio: 10°C

Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato

Abbinamenti: aperitivo, primi piatti di pesce e verdura, pesce alla griglia, risotto alla milanese

 

 

Risotto alla Milanese

 

Nasce ufficialmente l’8 Settembre 1574 (anche io sono nata l’8 settembre, sarà per questo che mi piace tantissimo?). In quella data si celebrarono le nozze della figlia di un Maestro vetraio Belga, tale Valerio di Fiandra. Al pranzo venne servito un risotto colorato con lo zafferano, sino ad allora usato per dare effetti dorati ai colori dei vetri.
Fu il cuoco del pranzo che, per onorare il Maestro vetraio “inventò” il riso d’oro.
La ricetta si diffuse rapidamente ed il risotto allo zafferano divenne piatto “nazionale” Milanese.
Ingredienti per 4 persone:
Brodo di carne 1 litro circa
Riso Carnaroli 350 grammi
Midollo di bue 40 grammi
Salsiccia di suino 150 grammi
Aglio 1 spicchio medio
Cipolla piccola bionda 1
Vino bianco secco mezzo bicchiere
Burro 1 noce
Grana padano 4 cucchiai
Sale q.b.

Vino in abbinamento: Lugana

Mettete il brodo a scaldare su una fiamma bassa (dovrà essere aggiunto caldo al riso).
Tritate l’aglio e la cipolla, levate la pelle alla salsiccia e sminuzzatela.

In una casseruola capace (meglio se di terracotta) mettete il burro ed il midollo e fate imbiondire l’aglio e la cipolla tritati finemente, quindi aggiungete la salsiccia ed il riso e fate “tostare” quest’ultimo (sarà perfetto quando la parte esterna del chicco diventerà trasparente).
A metà tostatura aggiungete il vino e, quando sarà evaporato, aggiungete due mestoli di brodo ed abbassate la fiamma facendo cuocere lentamente sempre mescolando.
Mano a mano che il brodo si asciugherà aggiungete due mestoli di brodo alla volta. Il composto dovrà risultare “bagnato” non brodoso.

Quando il riso sarà semi cotto (all’assaggio sentirete sotto i denti la parte centrale del chicco) aggiungete lo zafferano che avrete sciolto in una tazzina di brodo bollente.
Aggiustate eventualmente di sale facendo davvero molta attenzione perché midollo, salsiccia e zafferano sono di per sé saporiti e poi dovrete aggiungere anche il formaggio Grana.
Mescolate e terminate la cottura.

Levate la casseruola dal fuoco, aggiungete il formaggio e mescolate brevemente amalgamando bene.
Mettete solo a questo punto il coperchio sulla casseruola e fate riposare il risotto per un minuto.
Servite ben caldo.

Le frappe (o chiacchiere o cenci o….)

Storia

Un semplice dolcetto fatto di farina, uova e zucchero il cui impasto viene prima tirato, poi tagliato in strisce e quindi fritto. (Ricetta)
La loro nascita é dovuta ad una esigenza di rapidità ed economicità.
Quando la gente si riversava a moltitudini nelle piazze per festeggiare il Carnevale, era necessario offrire loro qualcosa che appunto potesse coniugare il piacere con la rapidità di preparazione ed il basso costo.
Così i fritti in generale la facevano da padroni … frappe, castagnole, frittelle, zeppole … gli stessi preparati nell’antica Roma con il nome generico di frictilia.
A Carnevale li troviamo in tutta Italia, sono il dolce tradizionale e nazionale mentre altri dolci sono più di tradizione ristretta locale.
La cosa che mi ha sempre stupito é che questo umile dolce (umile ma tanto tanto goloso) non ha lo stesso nome nelle varie Regioni.
E non solo, un’altra curiosità é che lo stesso nome lo ritroviamo in zone e città lontanissime tra loro.
Il perché di questi molteplici “battesimi” nessuno lo sa ma é comunque interessante e curioso conoscerli.
Bugie (Genova, Torino, Imperia)
Cenci, Crogetti, Lattughe (Toscana)
Chiacchiere, Lasagne, Pampuglie (Sicilia, Campania, Lazio, Sardegna, Umbria, Puglia, Calabria, Milano)
Cioffe (Sulmona, centro Abruzzo)
Cròstoli (Ferrara, Veneto, Trentino, Friuli, Venezia Giulia)
Galàni (Venezia, Verona, Padova)
Intrigoni (Reggio Emilia)
Rosoni, Sfrappole (Bologna, Parma, Modena, Romagna)
Sfrappe (Marche)
Sprelle (Piacenza)

Ne conoscete altri? Ditemelo commentando questo articolo!

Cabernet Sauvignon (Trentino Alto Adige) 

Vino

 

ll Cabernet Sauvignon in realtà non é propriamente il nome del vino bensì del vitigno le cui
origini non sono definitivamente accertate.
 Una teoria tra le tante ritiene si trattasse della “vitis caburnica” descritta da Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”.
Sauvignon invece é certo che derivi da un’antica parola francese (sauvage) che significa “selvaggio”.
Accurati e recenti test genetici hanno però  dimostrato che il Cabernet Sauvignon è un incrocio spontaneo tra il Cabernet Franc rouge ed il Sauvignon blanc.

Vitigno:  Cabernet Sauvignon
Colore: rosso rubino intenso che con l’invecchiamento tende al granato carico
Aroma: intenso, caratteristico, erbaceo nel quale si riconoscono il ribes e la melissa
Sapore: pieno, secco, leggermente tannico
Retrogusto: persistente
Alcool: 14%
Temperatura di servizio: 17°C
Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato

Abbinamenti: formaggi, carni arrosto e bollite, paste asciutte, canederli

 

Canederli (Trentino Alto Adige)

Ricette

Questa preparazione culinaria del Trenitno fa parte sia che dei Piatti delle Cucina Italiana più noti nel Mondo che dei Piatti del Natale Italiano
La loro origine é legata ad una leggenda.

Si dice che nel 1500 un gruppo di Lanzichenecchi irruppe in una casa abitata da una donna e dalle sue due figlie pretendendo di mangiare e minacciando di incendiare tutto.
La massaia non si perse d’animo e disse alle figlie di portare tutto quello che di commestibile c’era in casa.
Fu così che la donna ebbe a disposizione quelli che ancora oggi sono gli ingredienti dei canederli.
Da soli quegli alimenti non potevano certo soddisfare l’appetito dei soldati così la donna mescolò tutto e poi fece delle palline che bollì in acqua salata ed invece di vedersi la casa incendiata alla fine del pasto ebbe in dono delle monete d’oro per la squisitezza del piatto.

Ingredienti per 4 persone:
Pane casereccio raffermo 200 grammi
Brodo di carne 2 litri
Burro 30 grammi
Cipolla piccola 1
Prezzemolo un pugno abbondante
Speck 100 grammi
Farina 00 40 grammi
Latte intero 150 millilitri
Uova 2
Noce moscata q.b.
Pepe nero macinato q.b.
Olio extravergine di oliva q.b.

Vino in abbinamento: Cabernet Sauvignon

Quando lo acquistate fatevi tagliare lo speck in fettine sottilissime.
Tagliate a dadini il pane e mettetelo in un contenitore con le uova che avrete sbattuto con la frusta, il pepe, il sale ed il latte.

Mescolate tutto, coprite con un canovaccio e lasciate riposare per 2 ore ricordandovi di mescolare ogni tanto per far sì che il pane assorba i liquidi.
Non mescolate troppo vigorosamente perché il pane non deve spappolarsi.

Al termine delle due ore soffriggete in olio e nel burro la cipolla tritata finemente e lo speck che avrete tagliuzzato a pezzettini.
Fate raffreddare il soffritto e quindi unitelo al composto di pane aggiungendo anche il prezzemolo tritato molto fine, una grattugiata di noce moscata e la farina (che spargerete utilizzando un setaccio).

Mescolate quindi con cura e coprite ancora con il canovaccio lasciando l’impasto a riposare per 30 minuti.
Bagnatevi le mani e con l’impasto formate delle palline del diametro di circa 10 centimetri.
Infarinate i canederli e quindi metteteli a cuocere nel brodo bollente, a fiamma bassa per circa 15 minuti.
Saranno cotti quanto risaliranno alla superficie.

Serviteli ben caldi insieme al brodo di cottura.

Barbera del Monferrato (Piemonte)

Vino

 

Questo Barbera é tanto amato ed apprezzato che persino Carducci e Pascoli ne hanno parlato molto spesso. Una curiosità: sapete chi produce questi vino con grande successo tanto da essere stato premiato con riconoscimenti di altissimo livello? Gad Lerner…. sì proprio lui…. l’Infedele.
Vitigno: Barbera minimo 85%, Freisa e/o Grignolino e/o Dolcetto massimo 15%

Colore: rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente
Aroma: intenso, pulito, gradevole e raffinato in cui si riconosce la ciliegia
Sapore: fresco, equilibrato, buon corpo
Retrogusto: persistente
Alcool: 13,5%
Temperatura di servizio: 17°C

Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato
Abbinamenti: arrosti, stufati, formaggi stagionati, bagna caòda