Salame sì, salame no … gnam … se famo un panino?

Abbiamo già parlato di pane, ne abbiamo visto tipi e varietà ed altre ne vedremo, abbiamo imparato a riconoscere quello buono, ci siamo interessati al consiglio di farselo in casa ed abbiamo avuto uninfarinatura (mai termine può essere più in tema) della sua Storia perché non dedicare una pagina al pane farcito (più conosciuto come imbottito) quello che familiarmente noi chiamiamo panino”, gli spagnoli bocadillo, i francesi e gli inglesi sandwich (dal nome di John Montagu, IV conte di Sandwich del quale si dice sia stato linventore) ed i tedeschi brötchen?

Chi lo demonizza chi lo santifica chi ne è dipendente e chi lo abborrisceva bene si tratta di tendenze e gusti, per carità … qui non mettiamo becco.
Però un viaggio nelluniverso del panino farcito, (che proprio universo è essendo un mondo infinito), lo facciamo.

Che sia fatto con una puccia meridionale o un libretto o una muffoletta o una biòva o due fette di falia o il pane che più vi piace, vediamo con cosa lo potremmo farcire.

Con i salumi, prima di tutto, ovvero quelle delizie fatte di carne cruda o cotta, solitamente salate, di cui molte preparate con erbe e/o spezie, stagionate, affumicate … o con gli insaccati ovvero con gli ingredienti contenuti in budelli o involucri di materiali sintetici.

L’infinita varietà di salumi può comprendere quelli ottenuti da carni di animali dallevamento (suino, bovino, asino, capra e pecora) o di carni di selvaggina (cinghiale, cervo, capriolo) o anche col pesce, come ad esempio la ficazza siciliana, il musciamme di tonno o i salumi di trota che troviamo in Trentino ed in Piemonte.

Il Mercato e la tradizione offrono una varietà quasi infinita di salumi e di provenienze animali le più varie. Abbiamo quelli bovini quali la celeberrima bresaola che vede la pregiata varietà della Valtellina, il salame di turgia, quello di giora e la mocetta di bovino; ci sono poi salumi equini che comprendono la bresaola, gli sfilacci ed il salame di cavallo ed il più noto salame dasino.

Anche gli animali da cortile vengono usati per fare salumi ed i più noti sono il salame doca di Mortara, il prosciuttino doca, il petto doca e di anatra affumicati.

Ma certamente lanimale per antonomasia che ci regala salumi é lui … il maiale, quello di cui non si butta via niente per intenderci.
Con il maiale facciamo il capocollo con i tipici Calabrese e di Martina Franca, il ciauscolo, la mortadella di Campotosto nota anche come coglioni di mulo, la coppa, la coppa di testa, il cotechino, il cotechino di Modena, il culatello con la pregiata varietà di Zibello, i fegatelli, il lardo con le specialità d’Arnad e di Colonnata, la lonza, la luganega, la mortadella con la famosa a livello mondiale di Bologna, la pancetta nelle due varietà coppata e affumicata, il prosciutto con varietà numerosissime quali di Parma, San Daniele, di Clemenza, lo speck, la salama da sugo, il salame con infinite varietà quali la nuduja, il fuet, di Bobbio, Brianza, di Cinta senese, di Fabriano, di Felino, di Mugnano, mantovano, pezzente, di suino nero dei Nebrodi, al pistacchio di Enna, siciliano al finocchietto selvatico, siracusano, SantAngelo, gentile, gentile di Bobbio da perdersi … se non siete già annegato nell’acquolina …

Che dire poi della salsiccia, della soppressata con le varietà di decollatura e di Nicosia, la ventricina, lo zampone con il pregiato di Modena ed i wurstel?

Bene, niente male per affrontare le diete per la prova costume eh?

Tutte queste delizie possono essere affettate e messe nel nostro panino imbottito.

Ma non solo salumi ci sono anche i formaggi da soli o da unire ai salumi e con qualche piccolo accorgimento quale quello di unire salumi grassi con formaggio fresco di pecora (robiola di Roccaverano, robiola di Mondovì).

Con il prosciutto cotto labbinamento perfetto potrebbe essere un formaggio di pecora mediamente stagionato ricco in odore e sapore.
I formaggi di mucca freschi (stracchino, crescenza, certosa, robiola) rendono il nostro panino imbottito sublime se utilizzeremo salame o prosciutto crudo. Il prosciutto, che sia crudo o cotto, si sposa perfettamente con i formaggi vaccini a media stagionatura (caciocavallo, provolone, fontina …).
Sua Maestà il Parmigiano reggiano sarà sublime con culatello o bresaola.
I formaggi ottenuti con lunione a caldo di uno o anche due o tre formaggi faranno sognare il nostro palato se li uniremo al salame.
Per i prepotentierborinati (gorgonzola) i partners ideali sono la pancetta e il rigatino.
Il caprino è fedelissimo allo speck, come il taleggio che adora il pane integrale.
La mozzarella, gustosa ma anche molto umidavi chiede di essere unita a pane casereccio e prosciutto crudo.
Quanto alla ricotta, che non è un formaggio, praticamente va con tutto (come il nero e il beige) ma gli esperti (i nostri nonni) la considerano imbattibile con bresaola o prosciutto crudo.

Nel panino farcito ci si mettono anche le verdure che, seguendo la regola dellabbinamento perfetto, devono essere in comunione con il resto della farcitura ed il tipo di pane.
Le verdure infatti, sia crude che grigliate (insalata, radicchio, pomodoro, melanzane, zucchine …) non devono mai essere in contrasto del sapore ma devono fare da compagni

Stesso discorso vale per le varie salse.

Ci sono poi i cosiddetti panini proibiti perché l’abbinamento di ingredienti risulterebbe immangiabile.
Per fare un esempio: pane casereccio, parmigiano reggiano e culatello con una lacrima di mostarda sono da Oscar ma se al culatello sostituite il salame si salvi chi può.

Il salame adora la maionese mentre la mortadella e la bresaola odiano tutte le salse.

Insomma qualcuno pensa che un panino farcito sia la cosa più facile del Mondo da preparare niente di più sbagliato ogni cibo è perfetto se gli ingredienti convivono in totale armonia e quindi creare lottima convivenza non è affatto facile 

Onore quindi al panino farcito purché preparato con gli ingredienti giusti e soprattutto freschi … è buono ed anche nutriente altrimenti facciamone a meno, specie se proveniente da catene di ristorazione multinazionali dalle quali è sempre meglio stare molto lontani.

Ratatouille (Francia)

bandiera_francese
La Ratatouille, resa famosa da un film di Walt Disney, é una specialità  francese di origini nizzarde molto apprezzata per la sua semplicità  ed il suo gusto particolare.
Lo sapete che é
la cugina della nostra Caponata. ?

Ingredienti per 4 persone
Cipolle bianche medie 2
Melanzane medie 2
Peperone rosso 1
Peperone verde 1
Pomodori maturi 5
Zucchine medie 2
Aglio 2 spicchi
Alloro 3 foglie
Timo un rametto
Basilico 10 foglie
Olio extravergine di oliva 6 cucchiai
Sale q.b.
Pepe q.b.
Acqua q.b.

Tagliare le zucchine a rondelle, i peperoni in quattro parti (dopo averli liberati dai semi e dalla parte bianca interna), le cipolle a fette di medio spessore e le melanzane a tocchetti.

Sbollentate i pomodori per eliminare la pelle e tagliateli a pezzi cercando di eliminare i semi.

Mettete in un tegame tre cucchiai di olio ed “appassite”  le cipolle a fiamma molto bassa, quindi aggiungete i peperoni che appassirete sempre a fuoco basso aggiungendo, se occorre, acqua calda.

Quando i peperoni saranno morbidi aggiungete i pomodori, il timo, l’alloro, il basilico in foglie e l’aglio tritato e cuocete sempre a fiamma bassa e con il coperchio per circa 40 minuti.

In un altro tegame seguite lo stesso procedimento con le zucchine e le melanzane cuocendo per 12 minuti.

Potrete farlo a 15 minuti dal termine della cottura degli ingredienti del primo tegame trovandovi così con le verdure pronte nello stesso momento.

Unite le verdure dei due tegami ed amalgamando bene fate cuocere ancora per 5 minuti.

Servite ben calda.

 

Un po’ di “bon ton”: apparecchiare la tavola

Ricette, trucchi, consigli, Storia, vini … lo scibile Enogastronomico  in questo Blog é servito da ormai più di un anno e seguiranno tante altre portate nel tempo a venire.

Siamo in grado di preparare pasta all’uovo fatta in casa, di sapere quando sono nati i tortellini, di conversare parlando di Cucina degli Antichi Romani o di Cucina regionale, di dolci  … ma … tutto ciò trova la sua espressione migliore se abbiamo ospiti. E allora invitiamo i nostri amici, i colleghi, il Capo … facile no?

Ore passate al Mercato per fare la spesa, acquistare i tagli di carne bovina più idonei alle ricette che vogliamo preparare … una giornata, se non due, in cucina a tagliare, spianare, impastare, soffriggere, mantecare, sbattere, farcire ... per preparare antipasti, timballi, arrosti, desserts … mezza giornata passata in Enoteca a scegliere i vini … e finalmente si arriva alla fine delle fatiche per servire caldi, tiepidi o freddi i frutti della nostra abilità.

Servire? Servire dove? Ma su una tavola degnamente apparecchiata, ovvio … come non averci pensato … tutta quella fatica e tutto quellamore devono avere come cornice un servizietto all’americana, due posate ed un bicchiere?
Niente affatto, la nostra fatica merita una scenografia degna!

Da una tavola apparecchiata si vedono anche lo stile ed il carattere della padrona di casa per cui non fatevi influenzare da quello che avete visto in tivù al “Grand Royale Restaurant du Marquise Grand Uff Ciambellan” la settimana scorsa. A quel punto meglio copiare dalla Trattoria “Magnamose tutto” e sarà tutto meno formale ma più personale.
Ricordiamoci una regola base: non siamo un ristorante per cui leccessiva ricercatezza sarebbe fuori luogo.

Prima di tutto la tavola deve essere abbastanza grande perchè ogni persona si possa muovere con facilità ma … non troppo grande per non tenere distanti gli ospiti e rendere difficile la conversazione. Quindi attenzione al numero delle persone che inviterete.

Prima di disporre la tovaglia sarebbe opportuno coprire il tavolo con un mollettone, sia per proteggerlo dal calore e dalle macchie che per attenuare il rumore delle stoviglie.

La tovaglia deve ricadere oltre i bordi del tavolo di 15 centimetri, non di meno perchè si avrebbe l’effetto “a colletto di camicia” e non di più perchè finirebbe sulle gambe dei commensali creando problemi con il tovagliolo. In più, se troppo lunga, potrebbe rimanere “incastrata” in qualche modo tra le gambe con il rischio di rovinosi trascinamenti all’atto di alzarsi.
Può essere di cotone o lino, in tinta unita o fantasia. Lunica cosa a cui bisogna fare attenzione é che i colori siano coordinati con le stoviglie e che il colpo docchio non sia troppo violento (tovaglia rossa e piatti arancio, ad esempio). La perfezione sarebbe avere la tovaglia con toni molto più leggeri di quelli delle stoviglie (azzurro pallido con stoviglie blu). Se si può evitiamo il bianco totale. La tovaglia bianca vuole piatti colorati.

I piatti potranno essere o meno posati sui sottopiatti, altrimenti saranno messi al posto del commensale non più di tre alla volta (antipasto, primo, secondo). Se hanno un disegno solo su una parte lo stesso dovrà essere posizionato in modo da essere di fronte al commensale.

Le posate saranno disposte così: alla sinistra del piatto le forchette con i rebbi verso lalto, avendo cura di disporle dallesterno verso linterno nell’ordine in cui verranno usate. Si usano infatti partendo da quella più esterna e venendo avanti verso il piatto.

I coltelli saranno a destra con la lama verso il piatto ed anche per essi vale l’ordine in cui verranno usati.

Alla fine della fila di coltelli ci sarà  il cucchiaio con lincavo in su.

Ne’ le forchette ne’ i coltelli dovranno essere più di tre (evitare file da vetrina di armeria).

Le posate da frutta e quelle da dolce saranno invece disposte orizzontalmente al piatto. I manici della forchetta saranno verso sinistra, quelli del coltello e del cucchiaio (o cucchiaino) verso destra. Il coltello va messo tra forchetta e cucchiaio.
Anche per queste posate vale lallineamento secondo l’ordine duso.
La prima sarà  verso il centro del tavolo.

I bicchieri saranno leggermente a destra del piatto disposti in obliquo, (praticamente davanti alla punta del coltello più vicino al piatto).
Immediatamente adiacente al piatto avremo quello per lacqua. A lato, andando dal bordo del tavolo sino al centro, avremo nellordine: primo vino, secondo vino, terzo vino.
I bicchieri non dovranno essere più di quattro compreso quello dell’acqua.

Il tovagliolo si mette al centro del piatto.

I centrotavola … sono belli, danno il tocco finale alla nostra tavola apparecchiata ma … attenzione … che non siamo troppo alti per non ostacolare la vista.

Ora siamo pronti a ricevere i nostri ospiti … facciamoli accomodare. Come disporli?
Così:
Un po’ di “bon ton”: assegnare i posti a tavola

Luoghi di … vini: Cinque Terre

Cinque Terre

Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore … le Cinque Terre di cui non sempre ricordiamo i nomi (come accade per i sette Re di Roma o i sette Nani) ma che tutti conosciamo molto bene.
Sorgono su un tratto della costa Ligure di Levante, in provincia di La Spezia e sono 5 splendidi borghi (un tempo i borghi venivano chiamati “terre”) che insieme formato un territorio unico al Mondo.
Per via della loro curiosa disposizione e della bellezza del paesaggio sono mèta da sempre di attento Turismo di caratura internazionale.

Ma un’altra caratteristica che distingue le Cinque Terre da altre località, sono gli arditissimi terrazzamenti destinati all’Agricoltura che altrimenti sarebbe stata un’attività assolutamente impossibile da praticare su quel territorio.
Centinaia di terrazza abbarbicate su … su … su per le colline aspre e rocciose ed a precipizio giù … giù … giù verso un mare azzurro e cristallino. Uno spettacolo unico.

Gli insediamenti umani su un territorio così difficile risalgono nientemeno che al Paleolitico secondo le testimonianze materiali di resti di sepolture umane, ossi e fossili e persino manufatti in selce. C’è da dire che questi ritrovamenti sono stati fatti sull’Isola Palmaria ma si ritiene che l’isola fosse a quel tempo ancora unita alla terraferma.
Uno straordinario reperto è rappresentato dai menhir (megaliti, –grandi pietre- monolitici innalzati nel territorio della Moderna Europa e solo nell’Età della Pietra e di cui alcuni raggiungono l’altezza di 20 metri) trovati nella zona di Campiglia Tramonti (località molto prossima alle Cinque Terre) e presso il monte Capri (Riomaggiore).
L’organizzazione sociale della zona iniziò nell’Età del Bronzo con la pagense (unione di pagi) che vedeva i centri abitativi (vici) riuniti in circoscrizioni (pagi) e referenti ad un castellare, ovvero un paese situato in posizione dominante e con funzione prettamente difensiva.
Il castellare in questione era sul Monte Castellaro nella valle del Pignone e nella cui zona sono stati rinvenuti vasellami decorati che testimoniano un insediamento umano stabile e di notevole importanza.
Per quanto concerne il dominio Romano … nonc’é stato e non fu per nulla facile imporlo … le Tribù Liguri erano un osso molto duro ed i Romani dovettero fermarsi nella Val di Magra.
Non esiste alcuna testimonianza storica che certifichi l’origine Romana delle Cinque Terre e, visti i nomi di origine Latina dei borghi, si è concluso che l’Antica Roma riuscì ad erigere in loco solo piccole poste per i cavalli.

Così come appaiono ai giorni nostri le Cinque Terre sono nate nell’XI Secolo con la migrazione degli abitanti della Val di Vara per via dell’aumento della Popolazione e dalla debellata minaccia dei Saraceni.
Su questa migrazione ebbe grande influenza il clima mite che permetteva un ottimo sviluppo delle coltivazioni di ulivi e viti.
Ebbene sì … i borghi non sorsero, come si potrebbe pensare, come borghi marinari in cui la Popolazione era dedita alla Pesca, bensì come borghi Agricoli.
Da lì il bisogno estremo di adeguare all’Agricoltura un territorio impervio e la nascita degli incredibili terrazzamenti.
Ovvio che in seguito la popolazione si rivolse verso il mare che rappresentava sia una via di comunicazione veloce che una risorsa alimentare.

Un Popolo quindi diviso tra Agricoltura, Pesca e Marineria anche a seconda delle Stagioni.
La prima testimonianza scritta sui cinque borghi si trova in un documento del 1056 che venne redatto a Monterosso ed in cui si legge che un tale Marchese Guido di fu Alberto fece dono ai Monasteri di Santa Maria e San Venerio di alcuni beni immobili della Palmaria, del Tino, del Tinetto e di Porto Venere.
In seguito, come tutte le terre liguri, anche le Cinque Terre vennero aggiunte ai possedimenti della Repubblica di Genova di cui seguirono destino economico e storico.

Nel 1997 le Cinque Terre sono state riconosciute Patrimonio dell’Umanità.

Vediamole rapidamente una per una in attesa di vederle dal vivo magari per una vacanza estiva o anche solo per una fine settimana.
Monterosso, al centro di un golfo naturale, è il borgo più grande e forse più frequentato dal turismo.
Vernazza è su un piccolo promontorio incuneato sul mare con un porticciolo naturale. Il suo nome è indissolubilmente legato al vino Vernaccia. Viene considerato uno dei più bei borghi italiani.
Corniglia si trova al centro delle Cinque Terre ed è l’unico borgo non sul mare bensì su un promontorio alto circa 100 metri. Per arrivare a Corniglia bisogna salire la lunga scalinata detta Lardarina arrampicandosi per 33 rampe per un totale di 382 scalini. Da percorrere assolutamente la passeggiata a mezza costa che unisce Corniglia a Vernazza.
Manarola é una frazione del Comune di Monterosso e si trova  nel tratto terminale della valle del torrente Groppo.
Riomaggiore è nella Valle del torrente omonimo (l’antico Rivus Magnum) ed il suo Centro storico risale al XIII Secolo. Curiose le abitazioni che sono le classiche torri genovesi che seguono le ripidissime sponde del torrente.

E se qualcuno volesse andare a piedi alle Cinque Terre?
Necessitano gambe buone e determinazione ma, se li avete, potrete percorrere due sentieri.
Il primo è l’Alta via delle Cinque Terre, un’antica mulattiera con sentieri trasversali che scendono ciascuno verso ognuno dei cinque borghi.
Il secondo è il Sentiero Azzurro che unisce Levanto a Porto Venere ed attraversa le Cinque Terre. Tra Riomaggiore e Manarola prende il nome di Via dell’Amore. Sì proprio quella celeberrima strada che tutti conosciamo (almeno di nome).

Lo spettacolo che si gode percorrendo a piedi queste vie è tra quanto di più appagante ci sia per l’occhio e per l’anima.
Da una parte il mare a perdita d’occhio con scogli, insenature e spiaggette da Eden, dall’altra i boschi di pini marittimi, querce da sughero, castagni, arbusti opulenti di finocchi di mare, alloro, rosmarino, timo, elicrisi, capperi e lavanda e le tantissime piante grasse selvatiche.
Piante rare locali come le crespoline liguri, i fiordalisi di Luni, i cavoli delle rupi e le campanule medie, l’euphorbia spinosa ligure e la festuca a foglie robuste.
Ben 618 specie di piante che rappresentano un decimo di tutta la Flora italiana ed un quinto di quella Ligure.

Passeggiando sui sentieri potrebbe capitare di incontrare ghiri, donnole, talpe, tassi, faine, lucertole muraiole, ramarri, colubri di Esculapio, rane, salamandre … o seguire il volo di pernici rosse, gabbiani reali, falchi pellegrini, corvi imperiali…
Insomma, come ho detto, l’Eden dei nostri giorni.

Chi invece di passeggiare sulla terra volesse immergersi in quel mare cristallino, avrebbe mille e mille sorprese tra l’opulenta Poseidonia.

Ma perché le Cinque Terre sono state inserite nei Luoghi di…vini?
Domanda retorica ma rispondo lo stesso.
Perché su quei terrazzamenti rubati alla montagna vengono coltivati i vitigni bosco, alberola, trebbiano e vermentino dai quali si ottengono l’ineguagliabile e raro Cinque Terre DOC ed il prezioso ed rarissimo Sciachetrà.

Insomma … un luogo consigliatissimo da chi scrive, per chi vuole godere delle bellezze naturali tra le più esaltanti d’Italia (e non solo), dedicarsi totalmente alla subacquea o al trekking, vivere un luogo che si fregia del titolo di “Regina del mare di qualità” conferitogli da Legambiente dopo anni di assegnazione di ben 5 vele, deliziare occhi e palato con piatti a base di pesce freschissimo o gustare le famose acciughe sotto sale di Riomaggiore, gongolare gustando la tipica crostata con marmellata di limone ed accompagnare il tutto con i due impagabili vini.

Luogo di …vino dunque ma se qualche scettico volesse prima conoscerne le “referenze” chieda a Dante, Boccaccio, Petrarca, Cervantes, D’Annunzio e ad Eugenio Montale.

Altri luoghi di … vini
ALBA
MONTEPULCIANO

MONFERRATO
SAN GIMIGNANO

Le pulizie di Primavera per il nostro organismo

Sì, proprio di pulizie si parla, le stesse che dedichiamo alla nostra casa in questo periodo.

Pulizia a fondo dopo la chiusura forzata delle finestre durata tanti mesi, pulizia degli armadi, cambio di guardaroba e lavaggio degli indumenti pesanti mentre quelli più leggeri si rinfrescano e si preparano per essere indossati …

L’Inverno ha soffocato tutto! Via … aria, sole, luce … e si ricomincia.

Anche il nostro organismo dopo tutti questi mesi chiuso in casa, con le Feste che lo hanno sottoposto a veri e propri tours de force enogastronomici, la pelle che si é fatta pallida per la mancanza di sole ha quindi bisogno delle “pulizie di primavera”.

Le tossine si sono accumulate come la fuliggine nei caloriferi quindi bisogna ripulire bene.

Iniziamo a far funzionare al meglio fegato e reni.

Abbandoniamo i cibi grassi e quelli ricchi di zuccheri (salumi, fritto, dolci, carne grassa) e dedichiamoci a disintossicarci con verdura e frutta di stagione  soprattutto quelli ricchi di Vitamina C, antiossidanti e betacarotene (che tra l’altro aiuterà l’abbronzatura quando sarà il momento).

Cavoli, bietole, carciofi e carote a volontà dunque.
Alimentiamoci con il riso che ha forti caratteristiche depurative.

Gustiamoci i frutti rossi della primavera: fragole, ciliege

Beviamo molta acqua (naturale, niente bollicine) ed usiamo poco sale.

La sera, prima di coricarci ed almeno due ore dopo la cena, beviamo un’infusione di erbe depurative (tarassaco radice, gramigna foglie, carciofo foglie, ortica foglie, cicoria).

Arriveremo all’Estate puliti come l’acqua di un ruscello di montagna ed in perfetta forma.

 

Aprile: i prodotti ortofrutticoli del mese

A ogni mese il suo frutto e la sua verdura  e si consiglia sempre di utilizzare i prodotti di stagione.

Siamo ad aprile durante il quale potremo acquistare le succose pere  ricche di Potassio e di fibre preziose per i nostri ormai sedentari intestini o il prezioso carciofo che con la sua cinarina aiuta il fegato a funzionare meglio e ci facilta così la digestione.

Mese in cui potremo gustare i vitaminici kiwi o il principe dei sali minerali: il rosso ravanello.

Frutta: Banana, Kiwi, Pera, Pompelmo

Verdura: Asparago, Barbabietola, Bietola, Broccolo, Carciofo, Carota, Cavolo, Cavolfiore, Cicoria, Finocchio, Lattuga, Patata, Porro, Radicchio, Ravanello, Sedano, Spinacio , Zucca

Verdura e frutta: segreti e virtù (da Ananas a Crescione)
Verdura e frutta: segreti e virtù (da Datteri a Mele)
Verdura e frutta: segreti e virtù (da Melone a Ravanelli)
Verdura e frutta: segreti e virtù (da Ribes nero a Zucchine)