Luoghi di … vini: il Monferrato

monferrato

 

Beh, parlando di Luoghi di…vini non poteva certo mancare il Monferrato (nome locale Monfrà), l’immenso territorio (2.500 Km²) compreso tra le Province di Alessandria ed Asti, che si estende dalla destra idrografica del Po all’Appenino Ligure sino a sfiorare le Provincie di Genova e Savona e che confina con altre pregiate zone piemontesi quali le Langhe ed il Roero.
Nel 2014 è stato  incluso nella lista UNESCO dei beni del Patrimonio dell’Umanità.
L’origine del nome del Monferrato non è certa ma è basata principalmente su due teorie.
La prima vuole che derivi da una leggenda su Aleramo che un giorno di passaggio in questi territori ebbe necessità di ferrare il cavallo ma, non trovando ferri, usò un mattone. Da lì ebbe origine la frase “ferrato con un mattone” che in dialetto locale suona come “mun ferrha”.
A me pare una teoria ardita mentre trovo affidabile e credibile quella che sostiene il nome derivi dal latino “mons ferax” ovvero “monte fertile”.
Il vasto territorio del Monferrato viene suddiviso in tre parti:
Basso Monferrato (o Casalese): composto dalla parte di Provincia di Alessandria che gravita intorno a Casale Monferrato e delimitato a nord e ad est dal Po e dal Tanaro ed i cui centri principali sono Casale Monferrato, Fubine, Lu Monferrato, Murisengo, Pontestura, San Giorgio Monferrato, San Salvatore Monferrato e Vignale Monferrato;
Monferrato Astigiano (o Basso Monferrato Astigiano): esteso a tutta la Provincia di Asti (fatta eccezione per la Langa astigiana) i cui centri principali sono Asti, Castellero, Costigliole d’Asti, Casorzo, Castagnole Monferrato, Castelnuovo Don Bosco, Canelli, Cocconato, Cortanze, Moncalvo, Nizza Monferrato e Montemagno;
Alto Monferrato: che va dalla Val Bormida sino all’Appennino Ligure ed i cui centri principali sono Acqui Terme, Molare, Ovada, Ponsone, Rocca Grimalda, Spigno Monferrato ed Altare.
La Storia del Monferrato si mescola alla leggenda che vede i genitori di Aleramo arrivare a Sezzadio verso il 900 per una sosta durante un pellegrinaggio votivo. Durante tale sosta nacque Aleramo ma i suoi genitori morirono subito dopo per cui il bimbo venne preso sotto tutela dai nobili locali.
Cresciuto quindi in ambiente nobile Aleramo si fece notare dall’Imperatore Ottone I il quale lo nominò suo cavaliere particolare e mescitore di vini. Durante il soggiorno alla Corte accadde che Aleramo ed Alasia (la bellissima figlia di Ottone) si innamorassero e, dato che l’Imperatore osteggiava l’unione, i due fuggirono insieme nascondendosi vicino a Pietra Ardena dove Aleramo iniziò l’attività di carbonaio riuscendo poi a farsi assumere come soldato dal Vescovo ed andando poi a combattere per Ottone (di cui il vescovo era Vassallo) a Brescia facendosi notare per eroismo e coraggio.
L’Imperatore lo perdonò e gli fece dono di un territorio di “marca” ovvero della porzione di terra che Aleramo fosse riuscito a marcare a cavallo in tre giorni. Quella porzione di territorio era appunto il Monferrato consegnato con la descrizione “tutte le terre dal fiume Tanaro al fiume Orba e fino alle rive del mare” come si legge sul documento del 21 marzo 967 firmato da Ottone I.
Aleramo morì dopo soli tre anni ed il territorio passò ai suoi eredi (gli Aleramici) in cui possesso rimase sino al 1305. Dal 1306 al 1533 il Monferrato fu sotto il dominio dei Paleologi, l’ultima Famiglia che governò l’Impero Bizantino, per poi cadere sotto il dominio spagnolo ma per pochi anni, ovvero sino al 1536 quando i Gonzaga divennero Signori del territorio dove rimasero sino al 1708 anche se una parte era passata nel frattempo (1631) ai Savoia che in seguito (nel 1708 appunto) se ne impadronirono totalmente.
Una vera curiosità è relativa alle città di Asti e di Chivasso. La prima, che tutti da sempre considerano il cuore del Monferrato, in realtà non appartenne mai al Marchesato, anzi, ne era acerrima nemica, mentre la seconda, benché sia stata capitale del Marchesato stesso, oggi non fa parte del territorio geografico.
Dal punto di vista architettonico tutto il Monferrato è costellato di chiese, palazzi e castelli molti dei quali risalenti già all’anno 1000 e ben conservati. Elencarli qui sarebbe davvero “tanta roba” ma chi vorrà fare un viaggio nella zona avrà modo di constatare di persona quante e quali siano le meraviglie di ogni epoca (romanica, gotica, rinascimentale e barocca).
Quello che tutti, in tutto il Mondo, conoscono di questo territorio è l’immensa cultura vitivinicola privilegiata dal clima secco continentale della zona.
Mai visti concentrati in un solo territorio tanti vini DOC e DOCG …
Asti spumante, Barbera d’Asti e Barbera del Monferrato, Bracchetto d’Acqui, Cortese di Gavi, Dolcetto d’Acqui e Dolcetto di Ovada, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti e Grignolino del Monferrato Casalese, Malvasia di Casorzo e Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Rubino di Cantavenna, Ruché di Castagnole Monferrato … tanto per nominarne alcuni …
Ma, com’è di moda dire oggi … “non solo … vino” … che dire della frutta, delle nocciole, dei formaggi e di sua Maestà il tartufo bianco, e della Gastronomia con gli agnolotti al plin, i tajarin, la bagna càuda, il vitello tonnato, il fritto misto alla piemontese, la panna cotta, il bonet?
Insomma direi che il Monferrato non è solo un luogo di…vino ma è anche un … divino luogo.

Altri luoghi di … vini
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Cinque Terre
Montepulciano
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Luoghi di … vini: Montepulciano

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Arroccata a 600 metri sul livello del mare, in cima ad una collina immersa nello splendido paesaggio toscano nellimpagabile provincia di Siena, con ai lati la Val dOrcia e la Valdichiana, sorge la splendida Montepulciano luogo di vino tra i più famosi nel Mondo.

Furono gli Etruschi a darle vita nel IV secolo a.C. e, secondo la leggenda, fu Porsenna, quel Re Etrusco alleato, si dice in unaltra leggenda, di Tarquinio il Superbo e che osò” attaccare Roma e prese possesso del Gianicolo

Vabbe’ … torniamo in tema anche perché, Porsenna o no, Montepulciano è stata dominata dai Romani i quali, vista la sua posizione dominante, ne fecero sede dellesercito che doveva difendere le strade consolari circostanti.

I suoi abitanti si chiamano montepulcianesi, no montepulcianini, ma no cosa dico, si chiamano montepulcini uff ho sbagliato tutto si chiamano poliziani.
Sì, Poliziani, perch
é il nome di Montepulciano è composto dalle parole mons (monte) e policiano, (poi polcianoo e quindi pulciano) dallEtrusco purth (condottiero, dittatore, magistrato).
Anche il nome, anzi, il soprannome di Porsenna, che in realt
à si chiamava Lucumone di Chiusi, deriva da purth.

Nel XIV Secolo intorno al borgo vennero costruite possenti mura e Montepulciano assunse la caratteristica forma ad S che conserva tuttora.

Combattente e con vocazione fortissima allindipendenza che si poteva ampiamente permettere in quanto ricchissima e colta, entrò nelle mire prima della Repubblica di Siena poi di Firenze con vicende alterne e lotte stremanti sia da parte degli invasori che dei Poliziani e durate secoli.

Ma le lotte erano anche interne perché le ricche Famiglie locali ambivano al dominio come duso nelle Società umane di ogni tempo … hainoi …
Una di queste Famiglie, quella Del Pecora, ebbe la meglio sulle altre nel 1300 e divenne la Famiglia dei Signori di Valiano e dei Tiranni di Montepulciano.

Nel 1390 venne stretta unalleanza con Firenze che aveva bisogno di un insediamento altamente strategico per controllare Siena.
Fu all
inizio di questo periodo che Montepulciano conobbe uno splendore politico, culturale ed artistico, che perdurò sino alla metà del Cinquecento grazie a personaggi di caratura elevatissima quali il poeta Angelo Poliziano, gli architetti Antonio da Sangallo, Jacopo Barozzi (il Vignola), Baldassarre Peruzzi ed Ippolito Scala che disegnarono magnificenze architettoniche quali case patrizie e chiese che resero stupendo il centro cittadino.

Nel 1559 Montepulciano perse molta rilevanza a causa del Principato Mediceo che aveva sottomesso la vicina Siena, ma restò la splendente dimora di famiglie prestigiose da cui nacquero artisti, letterati, generali, un Papa e molti Cardinali.
I Nobili, i Tarugi, i Contucci, i Bellarmino, i Ricci, i Cervini, i Benci, i Cini ed i Cocconi.
Dalla Famiglia Ricci proviene Giovanni, divenuto Cardinale e che ottenne da Papa Pio IV l
assegnazione di una Sede episcopale e la concessione del titolo di Città per il borgo.
Morto il Cardinal Ricci salì al potere una donna, la Granduchessa Cristina di Lorena che
regnò” sino alla morte, avvenuta nel 1636.
Cristina di Lorena fu, tra l
artefice della bonifica della Valdichiana che permise lespandersi dellagricoltura e lo sviluppo riorganizzato dei commerci.
Ci
ò fece di Montepulciano, allepoca dellUnità d’Italia, il più importante centro di commercio agricolo della zona.

Oggi Montepulciano è visitata ogni anno da migliaia di turisti provenienti da tutto il Mondo attratti sia dalla sua bellezza architettonica, che dalleccellente tradizione vitivinicola e gastronomica.

Tra le mète che consiglio c’è prima di tutto la Chiesa di San Biagio, praticamente unica nel suo genere.
Costruita nel Rinascimento sorge ai piedi della collina di Montepulciano, isolata ed in mezzo ad un prato, splendida espressione dell
architettura rinascimentale.

Salendo la collina ecco aprirsi la città con il Duomo costruito tra il 1594 ed il 1680 e sorto sulle rovine di unantica pieve di cui possiamo ancora ammirare limponente torre campanaria ed alcune opere darte custodite allinterno.

Innumerevoli opere di architettura sacra punteggiano la città: la Chiesa del Gesù (fine 1600), il Convento di San Francesco (1200), lOratorio di San Giovanni Battista in Poggiolo (1200), la Chiesa di Santa Lucia (metà del 1600), la Chiesa di Santa Maria deServi (1300), quella di Santa Maria delle Grazie (1600), di SantAgnese (13400), SantAgostino (1200) ed il Convento di San Bernardo (seconda metà del 1500).

Uno scrigno insomma, dentro al quale potremo apprezzare pregevoli Palazzi e costruzioni quali lo splendido e candido Palazzo Nobili Tarugi (1500), Palazzo Bucelli con iscrizioni etrusche alla base, la Torre dellOrologio detta anche Torre del Pulcinella per laspetto della statua in legno che batte le ore, Palazzo Cervini fatto iniziare da Cardinal Marcello Cervini divenuto poi Papa Marcello II e tristemente noto per essere tra i 10 Papi dal più breve pontificato (al sesto posto con 22 giorni), Palazzo Gagnoni noto anche come Grugni Onetti e tanti, tanti altri tra cui cito solo, per motivi di spazio, la Casa natale del poeta Poliziano e la Fortezza (Castrum Politianum).

Ovviamente, vista la posizione geografica di Montepulciano, non bisogna trascurare il paesaggio collinare tempestato di boschi di pini silvestri, lecci e castagni, affascinanti ondulazioni dargilla e gli immancabili cipressi toscani.

Paesaggi idilliaci che offrono allo sguardo i famosi vigneti, presenti sin da epoca etrusca e producenti già dal Medioevo (la prima testimonianza scritta risale al 789) vini straordinari.

Ne fu testimone anche il medico naturalista e poeta Francesco Redi che nel suo Bacco in Toscana chiama il vino del luogo manna” ed afferma entusiasta Montepulciano dogni vino è Re!”.

Luogo di vino dunque che ci regala tre nettari degli dei: il Vino Nobile DOCG, il Rosso DOC ed il Vin Santo.

Altri luoghi di … vini
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Cinque Terre
Monferrato
San Gimignano

Luoghi di … vini: Cinque Terre

Cinque Terre

Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore … le Cinque Terre di cui non sempre ricordiamo i nomi (come accade per i sette Re di Roma o i sette Nani) ma che tutti conosciamo molto bene.
Sorgono su un tratto della costa Ligure di Levante, in provincia di La Spezia e sono 5 splendidi borghi (un tempo i borghi venivano chiamati “terre”) che insieme formato un territorio unico al Mondo.
Per via della loro curiosa disposizione e della bellezza del paesaggio sono mèta da sempre di attento Turismo di caratura internazionale.

Ma un’altra caratteristica che distingue le Cinque Terre da altre località, sono gli arditissimi terrazzamenti destinati all’Agricoltura che altrimenti sarebbe stata un’attività assolutamente impossibile da praticare su quel territorio.
Centinaia di terrazza abbarbicate su … su … su per le colline aspre e rocciose ed a precipizio giù … giù … giù verso un mare azzurro e cristallino. Uno spettacolo unico.

Gli insediamenti umani su un territorio così difficile risalgono nientemeno che al Paleolitico secondo le testimonianze materiali di resti di sepolture umane, ossi e fossili e persino manufatti in selce. C’è da dire che questi ritrovamenti sono stati fatti sull’Isola Palmaria ma si ritiene che l’isola fosse a quel tempo ancora unita alla terraferma.
Uno straordinario reperto è rappresentato dai menhir (megaliti, –grandi pietre- monolitici innalzati nel territorio della Moderna Europa e solo nell’Età della Pietra e di cui alcuni raggiungono l’altezza di 20 metri) trovati nella zona di Campiglia Tramonti (località molto prossima alle Cinque Terre) e presso il monte Capri (Riomaggiore).
L’organizzazione sociale della zona iniziò nell’Età del Bronzo con la pagense (unione di pagi) che vedeva i centri abitativi (vici) riuniti in circoscrizioni (pagi) e referenti ad un castellare, ovvero un paese situato in posizione dominante e con funzione prettamente difensiva.
Il castellare in questione era sul Monte Castellaro nella valle del Pignone e nella cui zona sono stati rinvenuti vasellami decorati che testimoniano un insediamento umano stabile e di notevole importanza.
Per quanto concerne il dominio Romano … nonc’é stato e non fu per nulla facile imporlo … le Tribù Liguri erano un osso molto duro ed i Romani dovettero fermarsi nella Val di Magra.
Non esiste alcuna testimonianza storica che certifichi l’origine Romana delle Cinque Terre e, visti i nomi di origine Latina dei borghi, si è concluso che l’Antica Roma riuscì ad erigere in loco solo piccole poste per i cavalli.

Così come appaiono ai giorni nostri le Cinque Terre sono nate nell’XI Secolo con la migrazione degli abitanti della Val di Vara per via dell’aumento della Popolazione e dalla debellata minaccia dei Saraceni.
Su questa migrazione ebbe grande influenza il clima mite che permetteva un ottimo sviluppo delle coltivazioni di ulivi e viti.
Ebbene sì … i borghi non sorsero, come si potrebbe pensare, come borghi marinari in cui la Popolazione era dedita alla Pesca, bensì come borghi Agricoli.
Da lì il bisogno estremo di adeguare all’Agricoltura un territorio impervio e la nascita degli incredibili terrazzamenti.
Ovvio che in seguito la popolazione si rivolse verso il mare che rappresentava sia una via di comunicazione veloce che una risorsa alimentare.

Un Popolo quindi diviso tra Agricoltura, Pesca e Marineria anche a seconda delle Stagioni.
La prima testimonianza scritta sui cinque borghi si trova in un documento del 1056 che venne redatto a Monterosso ed in cui si legge che un tale Marchese Guido di fu Alberto fece dono ai Monasteri di Santa Maria e San Venerio di alcuni beni immobili della Palmaria, del Tino, del Tinetto e di Porto Venere.
In seguito, come tutte le terre liguri, anche le Cinque Terre vennero aggiunte ai possedimenti della Repubblica di Genova di cui seguirono destino economico e storico.

Nel 1997 le Cinque Terre sono state riconosciute Patrimonio dell’Umanità.

Vediamole rapidamente una per una in attesa di vederle dal vivo magari per una vacanza estiva o anche solo per una fine settimana.
Monterosso, al centro di un golfo naturale, è il borgo più grande e forse più frequentato dal turismo.
Vernazza è su un piccolo promontorio incuneato sul mare con un porticciolo naturale. Il suo nome è indissolubilmente legato al vino Vernaccia. Viene considerato uno dei più bei borghi italiani.
Corniglia si trova al centro delle Cinque Terre ed è l’unico borgo non sul mare bensì su un promontorio alto circa 100 metri. Per arrivare a Corniglia bisogna salire la lunga scalinata detta Lardarina arrampicandosi per 33 rampe per un totale di 382 scalini. Da percorrere assolutamente la passeggiata a mezza costa che unisce Corniglia a Vernazza.
Manarola é una frazione del Comune di Monterosso e si trova  nel tratto terminale della valle del torrente Groppo.
Riomaggiore è nella Valle del torrente omonimo (l’antico Rivus Magnum) ed il suo Centro storico risale al XIII Secolo. Curiose le abitazioni che sono le classiche torri genovesi che seguono le ripidissime sponde del torrente.

E se qualcuno volesse andare a piedi alle Cinque Terre?
Necessitano gambe buone e determinazione ma, se li avete, potrete percorrere due sentieri.
Il primo è l’Alta via delle Cinque Terre, un’antica mulattiera con sentieri trasversali che scendono ciascuno verso ognuno dei cinque borghi.
Il secondo è il Sentiero Azzurro che unisce Levanto a Porto Venere ed attraversa le Cinque Terre. Tra Riomaggiore e Manarola prende il nome di Via dell’Amore. Sì proprio quella celeberrima strada che tutti conosciamo (almeno di nome).

Lo spettacolo che si gode percorrendo a piedi queste vie è tra quanto di più appagante ci sia per l’occhio e per l’anima.
Da una parte il mare a perdita d’occhio con scogli, insenature e spiaggette da Eden, dall’altra i boschi di pini marittimi, querce da sughero, castagni, arbusti opulenti di finocchi di mare, alloro, rosmarino, timo, elicrisi, capperi e lavanda e le tantissime piante grasse selvatiche.
Piante rare locali come le crespoline liguri, i fiordalisi di Luni, i cavoli delle rupi e le campanule medie, l’euphorbia spinosa ligure e la festuca a foglie robuste.
Ben 618 specie di piante che rappresentano un decimo di tutta la Flora italiana ed un quinto di quella Ligure.

Passeggiando sui sentieri potrebbe capitare di incontrare ghiri, donnole, talpe, tassi, faine, lucertole muraiole, ramarri, colubri di Esculapio, rane, salamandre … o seguire il volo di pernici rosse, gabbiani reali, falchi pellegrini, corvi imperiali…
Insomma, come ho detto, l’Eden dei nostri giorni.

Chi invece di passeggiare sulla terra volesse immergersi in quel mare cristallino, avrebbe mille e mille sorprese tra l’opulenta Poseidonia.

Ma perché le Cinque Terre sono state inserite nei Luoghi di…vini?
Domanda retorica ma rispondo lo stesso.
Perché su quei terrazzamenti rubati alla montagna vengono coltivati i vitigni bosco, alberola, trebbiano e vermentino dai quali si ottengono l’ineguagliabile e raro Cinque Terre DOC ed il prezioso ed rarissimo Sciachetrà.

Insomma … un luogo consigliatissimo da chi scrive, per chi vuole godere delle bellezze naturali tra le più esaltanti d’Italia (e non solo), dedicarsi totalmente alla subacquea o al trekking, vivere un luogo che si fregia del titolo di “Regina del mare di qualità” conferitogli da Legambiente dopo anni di assegnazione di ben 5 vele, deliziare occhi e palato con piatti a base di pesce freschissimo o gustare le famose acciughe sotto sale di Riomaggiore, gongolare gustando la tipica crostata con marmellata di limone ed accompagnare il tutto con i due impagabili vini.

Luogo di …vino dunque ma se qualche scettico volesse prima conoscerne le “referenze” chieda a Dante, Boccaccio, Petrarca, Cervantes, D’Annunzio e ad Eugenio Montale.

Altri luoghi di … vini
ALBA
MONTEPULCIANO

MONFERRATO
SAN GIMIGNANO

Luoghi di …vini: San Gimignano

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“Questi”, e mostrò col dito, “è Bonagiunta, Bonagiunta da Lucca; e quella faccia di là da lui più che l’altre trapunta ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la Vernaccia».
Dante Alighieri nella sua “Comedia”, giunto tra i golosi del Purgatorio, incontra Papa Martino IV, da vivo bevitore compulsivo di Vernaccia di San Gimignano.
Un luogo di …vino citato nientemeno che nella Divina Commedia … cosa di meglio?

San Gimignano è un paese con poco più di 7.000 abitanti in provincia di Siena dichiarato nel 1990 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
Mantenuta la tipologia medioevale è noto soprattutto per le 14 torri che svettano alte e visibili da chilometri di distanza. Un tempo le torri erano 72, divenute 25 nel 1580 ed oggi ancora decimate.
E’ sorto su un sito precedentemente occupato dagli Etruschi come dimostrato dalle numerose tombe rinvenute.
La sua posizione dominante (324 metri s.l.m) ne fece un’ambìto luogo per la popolazione stanziale.
Il primo documento che ne parla è datato 929 d.C. ed è uno scritto dell’Arcivescovo di Canterbury che di lì passò (il luogo è su una direttrice della via Francigena) diretto a Roma.

Il nome di San Gimignano pare derivi da Geminiano, il Santo Vescovo di Modena (nato nel 312 e morto nel 397) che si dice avesse difeso l’insediamento dall’aggressione di Attila.

Nel 998 fu costruita la prima cinta muraria che abbracciava il Poggio di Montestaffoli e la sua rocca ed il Poggio della Torre con il castello vescovile di proprietà del Vescovo di Volterra.

Per molto tempo San Gimignano fu un centro importante ed in continua crescita tanto che vennero eretti due “borghi” fuori dalle mura: San Matteo in direzione di Pisa e San Giovanni verso Siena.
I due nuovi borghi furono poi circondati dalle nuove mura (terminate nel 1214).
San Gemignano divenne Comune nel 1199 affrancandosi dal Vescovo di Volterra.
Conquistata dai Ghibellini dopo le storiche lotte con i Guelfi che si svolsero praticamente ovunque in Italia, raggiunse il picco di splendore economico grazie al commercio agricolo soprattutto con quello dello zafferano.
La grande ricchezza del Comune, nel quale fiorirono anche attività finanziarie e di usura diede il via alla costruzione delle 72 torri che miravano a rappresentare la superiorità politica ed economica di San Gimignano.
Nel 1255 il Comune cadde sotto il dominio di Firenze che ne fece distruggere le mura (ricostruite dopo la riconquistata libertà a seguito della Battaglia di Montaperti tra Siena e Firenze. Una nota a parte merita il fatto che a questa battaglia, vinta dai Senesi, dobbiamo il Palio di Siena nato per celebrare la vittoria).

Il Comune venne suddiviso in 4 Contrade corrispondenti alle porte cittadine: Contrada di Piazza, Contrada di Castello, Contrada di San Matteo e Contrada di San Giovanni.
Degno di ricordo è il fatto che San Gimignano ebbe tra i suoi tanti ospiti illustri quel tale Dante Alighieri citato all’inizio di questo articolo. L’Alighieri infatti vi si stabilì per un certo periodo in qualità di ambasciatore della Lega Guelfa Toscana.

Con il 1300 iniziarono le gravi crisi ovunque e San Gimignano non ne fu esente. Con la peste nera prima e la terribile carestia del 1348, la popolazione fu decimata ed alla fine il Comune sfinito si consegnò spontaneamente a Firenze perdendo la sua autonomia.
Potremmo dire che fu “grazie” al tremendo declino ed alla pochissima importanza che il sito ha potuto mantenere intatte quelle incredibili caratteristiche medioevali che oggi possiamo ammirare.
L’ultimo guizzo d’orgoglio del ricco e potente Comune di un tempo si ebbe nel 1860 quando i “no” per l’annessione della Toscana alla Sardegna vinsero il plebiscito.

Visitare San Gimignano é tuffarsi nel passato anche se il turismo di massa ed il consumismo lo hanno trasformato in un enorme supermercato.
Ma le torri restano, i palazzi anche ed il clima storico che si respira é emozionante.

Piazza della Cisterna é uno scrigno da non perdere, la torre Rognosa, la più antica delle 14 torri rimaste, solleva stupore, la più alta di tutte, la torre del Podestà (detta anche torre Grossa) trasmette 54 metri di soggezione, forse perché vedendola pensiamo a quell’editto dell’antico Comune che proibì di costruire torri più alte di questa, ma che non impedì alle due famiglie potentissime degli Ardinghelli e dei Salvucci, di erigere due torri appena più basse ma grandi eguali, a dimostrazione della loro potenza nel Comune.
Le torri di San Gimignano sono: Campanile della Collegiata, Torre degli Ardinghelli, Torre dei Becci, Torre Campatelli, Torre Chigi, Torre dei Cugnanesi, Torre del Diavolo, Torre Ficherelli o Ficarelli, Torre di Palazzo Pellari, Casa-torre Pesciolini, Torre Pettini e Torre dei Salvucci.

Incomberanno su di voi mentre vi inerpicherete  per le strade ripidissime del borgo.
Una curiosità: gli edifici sembrano attaccati uno all’altro, ma se guardate da vicino vedrete tra uno e l’altro una fila di mattoni. Ebbene, un tempo vi era uno spazio esiguo (della larghezza dei mattoni messi in seguito). Perchè? Perché chi già possedeva un immobile non concedeva di costruire altri edifici attaccati e solo per una questione di rivalità. Costruendo un edificio contiguo ad un altro si risparmia molto denaro in quanto una parte é già bella e fatta. Questo non garbava affatto a chi aveva costruito prima. Questi piccoli spazi tra un edificio e l’altro non a caso venivano chiamati Vicoli dei Malvicini.

Ma torniamo a “visitare” San Gimignano.
Da non perdere Casa Silvestrini, la Loggia del Comune ed il Palazzo comunale (Palazzo nuovo del Podestà) che ospita autentici capolavori e dal cui interno é possibile accedere alla Torre.

Che dire poi di tutti i palazzi gentilizi? Palazzo vecchio del Podestà, Palazzo Baccinelli, Palazzo Cortesi, Palazzo Ficarelli, Palazzo Franzesi Ceccarelli, Palazzo Lucii, Palazzo Mangani, Palazzo Pratellesi, Palazzo Razzi, Palazzetto Talei Franzesi, Palazzo Tamburini, Palazzo Tinacci, Palazzo Tortoli o Tortoli-Treccani, Palazzo Useppi, Palazzo Vichi.
Tutti in un posto così piccolo? Ebbene sì! Ma non basta.
Ci sono ancora da vedere la Spezieria di Santa Fina, la Chiesa Collegiata (il Duomo), la Chiesa di Sant’Agostino, la Pieve di Santa Maria ed altre decine di chiese ed edifici medioevali.

Vedrete anche ben 5 Musei ed uno stupendo Teatro.

Concludendo, in mezzo a tanta Cultura architettonica e storica non può mancare quella enogastronomica.
I cibi tipici toscani, lo zafferano famosissimo e lei … la Vernaccia, uno dei più pregiati vini bianchi ed il primo vino italiano che ha ottenuto la DOC (1966).

Scuse per non visitare San Gimignano? Non ce ne sono … é doveroso (ma è più “piaceroso”) inserirla nei nostri itinerari.

Altri Luoghi di … vini
ALBA
CINQUE TERRE
MONTEPULCIANO

Lugana (Lombardia)

Vino

 

Il Lugana è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Brescia e Verona.

Vitigno: Turbiana: 90.0% – 100.0%
Colore: giallo paglierino chiaro, molto trasparente
Aroma: intenso, pulito e gradevole in cui si riconoscono la pera, la mela e la mandorla
Sapore: intenso, fresco, morbido, equilibrato, buon corpo
Retrogusto: persistente
Alcool: 13%
Temperatura di servizio: 10°C

Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato

Abbinamenti: aperitivo, primi piatti di pesce e verdura, pesce alla griglia, risotto alla milanese

 

 

Frascati secco (Lazio)

Vino

 

Con il nome Frascati esistono molte varietà di DOC: Secco, Amabile, Cannellino e Superiore.


Viene prodotto nei Comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, ed in parte quelli di Roma e Montecompatri.

Vitigno: Malvasia Bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (Malvasia puntinata) minimo 70%; Bellone, Bombino bianco, Greco bianco, Trebbiano toscano, Trebbiano giallo da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 30%.

Colore: giallo paglierino intenso con riflessi dorati
Aroma: delicato, pulito e raffinato in cui si riconoscono la pesca e la mela
Sapore: fresco, equilibrato, intenso, morbido, sapido
Retrogusto: persistente
Alcool: 10,5%
Temperatura di servizio: 10°C
Abbinamenti: aperitivo, antipasti, primi e secondi piatti di pesce e carni bianche, formaggi semistagionati, fritture, carciofi alla Giudia

Piccolo glossario del vino

Bicchiere consigliato

Pigato secco (Liguria)

Vino
Il più noto é quello di Ortovero. Viene prodotto anche nella tipologia dolce.

Vitigno: omonimo
Colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli
Aroma: ampio, intenso in cui si riconoscono pesca ed albicocca
Sapore: secco ma morbido, delicatamente caldo, sufficientemente fresco, sapido, pieno


Retrogusto: persistente
Alcool: 14%
Temperatura di servizio: 10°C

Abbinamenti: insalate di funghi, pasta al pesto, crostacei e pesci, torta pasqualina


Bicchiere: bicchieri per vino

 

Bianco di Custoza (Veneto)

Vino

 

Vitigno:

Trebbiano, Garganega, Trebbianello, Chardonnay, Manzoni Bianco, Malvasia Bianca, Pinot Bianco, Riesling Italico

Colore: colore giallo paglierino chiaro e sfumature di giallo verdolino, molto trasparente

Aroma: intenso, pulito e gradevole in cui si riconoscono mela e pera

Sapore: intenso, fresco e comunque equilibrato, delicato

Retrogusto: persistente

Alcool: 12%

Temperatura di servizio: 10°C

Abbinamenti: latticini, antipasti, pasta e risotti con pesce e crostacei, sformati di verdure ma anche come aperitivo, bacalà alla vicentina

Bicchiere consigliato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ormeasco (Liguria)

Vino

 

Vitigno: omonimo
Colore: rosso rubino brillante con sfumature di rosso rubino

Aroma: intenso, pulito e gradevole in cui si riconoscono amarena e mirtillo

Sapore: leggermente tannico, di buon corpo ed intenso

Retrogusto: persistente

Alcool: 13%

Temperatura di servizio: 16°C

Bicchiere consigliato

Abbinamenti: salumi, pollo e riso in salsa di porri, formaggi stagionati, stoccafisso accomodato

 

Greco di Tufo (Campania)

Vino

Greco di Tufo è la denominazione relativa al disciplinare di alcuni vini a DOCG prodotti in Campania.


In verità il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta  (Plinio il Vecchio)


Colore: giallo paglierino chiaro e sfumature di giallo verdolino, molto trasparente
Aroma: intenso, pulito, gradevole ed elegante in cui si riconoscono la pesca e il limone
Sapore: fresco, intenso, equilibrato, di buon corpo
Retrogusto: persistente
Alcool: 12%
Temperatura di servizio: 10°C
Abbinamenti: piatti a base di pesce, zuppe di verdure e di funghi, gamberoni speziati su insalata di patate, cipolle e mandorle

Bicchiere consigliato

Viene prodotto in provincia di Avellino nei Comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prara di principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni.