Sì, avete letto bene: i pomodori — e quindi anche i pomodorini — sono botanicamente frutti.
Nascono dal fiore della pianta e contengono semi.
Li consideriamo ortaggi solo per abitudine. E, soprattutto, non siamo abituati a consumarli come frutta.
Perché in questo articolo parlo solo di pomodorini?
Non perché siano più importanti dei pomodori “grandi”, ma perché le loro varietà sono meno numerose e più riconoscibili.
E perché, negli ultimi decenni, hanno conquistato un posto centrale nelle nostre cucine.
Hanno preso campo — nei mercati, nei supermercati, nella ristorazione — e meritano un discorso a parte.
Non sono semplicemente “pomodori piccoli”: sono diventati un fenomeno gastronomico e commerciale autonomo.
Per capire davvero come ci siamo arrivati, però, bisogna partire da lontano.
Il pomodoro — e con lui il pomodorino — nasce in America centrale e meridionale, tra le zone dell’attuale Perù e Messico.
Gli Aztechi lo chiamavano xitomatl.
Nel 1493 arriva in Europa con i viaggi di Cristoforo Colombo e con le successive spedizioni verso il Nuovo Mondo.
All’inizio, però, viene guardato con sospetto.
Appartiene alla famiglia delle solanacee — come la belladonna — e si teme sia velenoso.
Per molti anni viene coltivato solo come pianta ornamentale.
In Italia arriva nel Cinquecento e viene chiamato “pomo d’oro”, perché le prime varietà erano gialle.
Bisogna aspettare il Seicento–Settecento perché inizi davvero a entrare in cucina, soprattutto nel Sud.
Poi accade qualcosa di straordinario: diventa protagonista della cucina napoletana e italiana.
Senza pomodoro non esisterebbero la pizza come la intendiamo oggi, la pasta al sugo, il ragù, la passata.
Provate a fare mente locale: in tre minuti quante ricette vi vengono in mente che contengono pomodori o pomodorini?
Quando si parla di pomodori e pomodorini si parla di uno dei simboli più forti dell’identità gastronomica italiana.
Fino alla metà del Novecento non erano ancora un fenomeno di massa.
Si coltivavano nei giardini e si trovavano nei mercati locali, ma non erano un prodotto standardizzato.
La vera svolta arriva tra gli anni ’70 e ’90 del XX secolo, per tre motivi principali.
1. Miglioramento varietale
Agronomi e coltivatori — in particolare in Inghilterra e Israele — sviluppano varietà:
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più dolci
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più resistenti
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con buccia consistente
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con maggiore durata post-raccolta
In Gran Bretagna il rivenditore Marks & Spencer contribuisce alla diffusione dei piccoli pomodori come prodotto fresco di qualità.

2. Cambiamento dello stile alimentare
Con la diffusione di:
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insalate miste
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paste fredde
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buffet
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cucina leggera e veloce
il pomodorino diventa ideale: non va affettato, è già porzionato, è decorativo, è dolce.
Perfetto per l’uso a crudo.
3. Riconoscimento territoriale
Negli anni ’90 il Pomodoro di Pachino ottiene l’IGP.
Questo riconoscimento valorizza i ciliegini e i datterini siciliani, che iniziano a essere percepiti come prodotto di qualità, non come semplice variante minore del pomodoro.
Oggi i pomodorini sono ovunque perché:
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sono dolci e succosi
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si consumano facilmente crudi
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sono visivamente perfetti per la cucina contemporanea
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sono efficienti da confezionare e trasportare
-
sono disponibili tutto l’anno
In sintesi: esistevano da sempre, ma la loro diffusione massiva è un fenomeno recente, reso possibile da selezione genetica, marketing e cambiamento culturale.
Le varietà
Il Ciliegino
Rotondo e succoso.
Uso più idoneo:
Crudo, prima di tutto crudo.
Perfetto per insalate semplici, bruschette, friselle, caprese leggere, paste fredde.
La cottura può solo sfiorarlo.

Il Pomodoro di Pachino
Dolce ed equilibrato.
Uso più idoneo:
Crudo in purezza.
Ideale con mozzarella, pesce delicato, carpacci, insalate di mare.
Regge anche una cottura breve.

Il Datterino
Allungato, compatto, ricco di zuccheri naturali.
Uso più idoneo:
Cottura.
Salse veloci, basi cremose per la pasta, pomodorini confit, pizza contemporanea.

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio
Grappoli rossi appesi, “al piennolo”, cioè legati e sospesi per conservarli durante l’inverno.
Buccia più spessa, terra vulcanica, sapore concentrato.
Uso più idoneo:
Cotture tradizionali.
Spaghetti al piennolo, sughi intensi, pizza napoletana, conserve.

Il Pomodorino di Manduria
Compatto, sapido, resistente.
È il pomodoro delle conserve e dell’essiccazione.
Uso più idoneo:
Passate rustiche, pomodori secchi, preparazioni concentrate e strutturate.

Il Piccadilly
Leggermente allungato, dal gusto equilibrato tra dolce e acidulo.
Versatile e affidabile: si presta tanto al crudo quanto alla cottura.
Uso più idoneo:
Insalate, sughi veloci, contorni, ripieni leggeri.

I Pomodorini gialli
Meno acidi, più dolci e delicati.
Il colore dona vivacità e contrasto ai piatti.
Uso più idoneo:
Preparazioni a crudo, insalate miste, abbinamenti con pesce, piatti in cui il colore diventa parte della composizione.

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