Tra gli scaffali di un supermercato si incontrano sempre più spesso prodotti che sembrano usciti da una piccola bottega di paese.
Le confezioni richiamano atmosfere rustiche, le etichette imitano la scrittura a mano, le immagini mostrano tavole di legno, cascine, campi coltivati e mulini di campagna.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un alimento preparato secondo tradizioni antiche, quasi come se fosse stato prodotto in una piccola cucina domestica o in un laboratorio artigianale.

In molti casi, però, la realtà è diversa.
Dietro quell’immagine rassicurante si trova spesso un prodotto realizzato dall’industria alimentare e prodotto in grandi stabilimenti.
Non si tratta necessariamente di una pratica scorretta dal punto di vista legale, ma piuttosto di una strategia commerciale molto diffusa, che sfrutta il valore emotivo della parola “artigianale” e tutto ciò che essa evoca.
Comprendere questi meccanismi aiuta a orientarsi meglio tra gli scaffali e a scegliere con maggiore consapevolezza.
Il fascino dell’artigianalità
Negli ultimi anni l’attenzione verso il cibo è cambiata profondamente.
Sempre più consumatori cercano prodotti che trasmettano autenticità, tradizione e legame con il territorio.
Il successo dei mercati contadini, delle piccole aziende agricole e dei prodotti tipici regionali dimostra quanto sia forte questo desiderio.
La parola “artigianale” è diventata quasi una promessa: suggerisce lavorazioni lente, ingredienti semplici, ricette tramandate nel tempo e produzioni limitate.
L’industria alimentare conosce bene questo valore simbolico e spesso lo utilizza nella comunicazione dei propri prodotti.
Nascono così confezioni e marchi che richiamano un mondo artigianale, pur trattandosi di alimenti prodotti su larga scala.
Il linguaggio che richiama la tradizione
Uno degli strumenti più utilizzati è il linguaggio.
Sulle confezioni compaiono frequentemente espressioni come: ricetta tradizionale, sapori di una volta, casereccio, rustico, come fatto in casa, ricetta della nonna.
Queste parole evocano immediatamente un’immagine familiare e rassicurante. Richiamano la cucina domestica, la preparazione lenta dei piatti, le ricette tramandate tra generazioni.
Il problema è che molte di queste espressioni non sono rigidamente definite dalla normativa.
Di conseguenza possono essere utilizzate anche per prodotti industriali, purché non inducano in errore rispetto alla natura del prodotto.
Il risultato è che il consumatore può facilmente associare queste parole a una produzione artigianale anche quando non lo è.

L’estetica della confezione
Non è soltanto il linguaggio a creare questa suggestione. Anche l’aspetto grafico delle confezioni è studiato con grande attenzione.
Molti prodotti utilizzano elementi visivi che richiamano il mondo rurale e la tradizione gastronomica.
Tra i più frequenti si trovano: colori caldi e naturali, confezioni che imitano la carta da pacco, caratteri tipografici che sembrano scritti a mano, illustrazioni di cascine o paesaggi agricoli, immagini di tavole rustiche o utensili tradizionali.
Questi elementi creano una narrazione visiva molto efficace.
Anche senza leggere attentamente l’etichetta, l’occhio percepisce un prodotto che sembra legato alla tradizione.
In realtà, dietro quella confezione può esserci una produzione completamente industriale.
I marchi che sembrano piccoli produttori
Un’altra strategia consiste nella scelta del nome del marchio.
Talvolta i prodotti portano nomi che ricordano piccole aziende familiari, cognomi italiani o riferimenti geografici che suggeriscono un’origine locale.
Questi marchi possono far pensare a un piccolo produttore artigianale, ma spesso appartengono a grandi gruppi alimentari o sono stati creati appositamente per una linea di prodotti destinata alla grande distribuzione.
Non è necessariamente un problema di qualità. Molti prodotti industriali sono sicuri, controllati e ben realizzati. Tuttavia l’immagine proposta dalla confezione può creare un’aspettativa diversa da quella reale.

L’importanza di leggere l’etichetta
Per capire davvero che cosa si sta acquistando, lo strumento più utile resta sempre l’etichetta.
Alcune informazioni sono particolarmente importanti: l’elenco degli ingredienti, lo stabilimento di produzione, l’azienda responsabile del prodotto.
L’elenco degli ingredienti permette di capire se la ricetta è composta da pochi elementi semplici oppure se include additivi, aromi e ingredienti tipici delle produzioni industriali.
Anche il luogo di produzione può offrire indicazioni interessanti.
La dicitura “prodotto in uno stabilimento di…” indica quasi sempre una produzione su larga scala.

Quando un prodotto è davvero artigianale
La produzione artigianale ha caratteristiche abbastanza riconoscibili.
In generale un prodotto realmente artigianale presenta alcune peculiarità:, produzione limitata, lavorazioni manuali o semi-manuali, ingredienti semplici e facilmente riconoscibili, forte legame con il territorio o con il produttore.
Spesso dietro a questi prodotti si trovano piccoli laboratori, forni, pastifici o aziende familiari che controllano direttamente ogni fase della produzione.
Naturalmente anche l’artigianato utilizza strumenti moderni, ma la scala produttiva resta molto diversa da quella industriale.
Artigianale e industriale non sono sinonimi di qualità
È importante evitare un equivoco diffuso: artigianale non significa automaticamente migliore, così come industriale non significa necessariamente scadente.
Molti prodotti industriali sono realizzati con tecnologie avanzate e sottoposti a controlli rigorosi.
Possono essere sicuri, standardizzati e di qualità costante.
La vera differenza riguarda soprattutto il modello produttivo e l’immagine che viene comunicata al consumatore.Quando un prodotto industriale viene presentato come se fosse artigianale, si crea una discrepanza tra la percezione e la realtà.
Scegliere con maggiore consapevolezza
Il successo dei richiami alla tradizione dimostra quanto il cibo sia legato alla memoria, alla cultura e alle emozioni.
Le immagini di cucine domestiche e di paesaggi rurali parlano a una dimensione profonda dell’esperienza gastronomica.
Per questo motivo il marketing alimentare utilizza spesso questi riferimenti.
Osservare con attenzione le etichette, leggere gli ingredienti e informarsi sull’origine dei prodotti permette di distinguere meglio tra una semplice immagine “artigianale” e una produzione realmente legata alla tradizione.

Per cui, se potete, cercate prodotti alimentari con le cosiddette “etichette marcanti”, perché, quando si parla di cibo, la qualità non dipende dall’aspetto della confezione ma da ciò che il prodotto contiene davvero e dal modo in cui è stato realizzato.

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