Seadas (Sardegna)

Tra i più noti ed amati dolci Sardi (chi scrive ne ha una vera e propria dipendenza), si consumano tutto l’anno ma fanno anche parte dei Piatti del Natale Italiano .
Hanno altri nomi: sebadas, sevadas, savadas e sevatas.

Fanno parte della lista dei PAT (Prodotti agroalimentari tradizionali), gestita dal Ministero dell’Agricoltura. Si tratta di prodotti tipici di un determinato territorio Italiano  con una produzione tradizionale, continuata e costante, degne di riconoscimento e valorizzazione commerciale.


Sull’origine del nome ci sono diverse teorie tra qui quella ormai dimostrata sbagliata per cui deriverebbe dallo spagnolo cebar (cibare).
Una teoria accettata è che derivi da cebada, nome di una graminacea esistente in Sardegna già nel Paleolitico (2 milioni di anni fa) ma iniziata a coltivare nell’era nuragica (1700 a.C.).
La seconda teoria vuole che il nome derivi dal sardo “sevo” (grasso della pecora) che un tempo veniva usato proprio anche per preparare le seadas.

Nascono come piatto sostanzioso, non propriamente un dolce, destinato a nutrire i pastori durante le lunghe giornate tra i pascoli.

In origine, infatti, erano preparate con ingredienti semplici e disponibili: semola, strutto e soprattutto il formaggio pecorino fresco, spesso leggermente acidulo perché ottenuto da latte appena lavorato.
Venivano fritte e consumate calde, senza miele, come piatto unico o secondo. L’aggiunta del miele – oggi elemento distintivo – è successiva e segna il passaggio da preparazione rustica a dolce tradizionale.

Un tratto fondamentale della loro identità è proprio il contrasto: la sfoglia croccante racchiude un cuore morbido e filante, con una nota leggermente acidula che viene bilanciata dalla dolcezza aromatica del miele, spesso di corbezzolo, tipico dell’isola.

Le prime testimonianze scritte risalgono tra Settecento e Ottocento, ma la tradizione orale è molto più antica. La loro diffusione si è poi estesa a tutta la Sardegna, diventando uno dei simboli gastronomici più riconoscibili della regione.

Ancora oggi le seadas sono legate ai momenti di festa, ai pranzi familiari e alle ricorrenze, mantenendo intatto il loro carattere autentico e profondamente territoriale.

Il mio amico Vale Mura, Chef Sardo del Ristorante Karalis di Santa Margherita (Genova) mi dice che lui per la pasta non usa ne’ strutto ne’ uova ma solo semola ed olio EVO.

Ingredienti per 6 persone
Semola rimacinata di grano duro 400 g
Strutto 50 g
Acqua tiepida circa 200 ml
Sale un pizzico
Pecorino fresco sardo leggermente acidulo 500 g
Scorza di limone non trattato 1
Olio di semi per frittura q.b.
Miele di corbezzolo o di arancio 250 g


Grattugiate grossolanamente il pecorino e mettetelo in una casseruola a fuoco dolce, mescolando fino a quando inizierà a filare formando una massa compatta; unite la scorza di limone grattugiata e amalgamate.

Stendete il composto su un piano leggermente unto formando uno strato uniforme alto circa 1 cm e lasciate raffreddare completamente, quindi ricavate dei dischi regolari.

Disponete la semola su una spianatoia, unite lo strutto e il sale e impastate aggiungendo acqua tiepida poco alla volta fino a ottenere una pasta liscia ed elastica; coprite e lasciate riposare per 30 minuti.

Tirate una sfoglia sottile di circa 2 mm e ritagliate dei dischi più grandi rispetto a quelli di formaggio.

Adagiate al centro di metà dei dischi una porzione di ripieno, coprite con un secondo disco e sigillate accuratamente i bordi premendo con le dita, eliminando l’aria interna.

Scaldate l’olio a 170 °C e friggete poche seadas per volta per circa 2–3 minuti, girandole, fino a ottenere una doratura uniforme e una superficie leggermente ambrata e croccante.

Scolatele su carta e servitele subito ben calde, irrorate con miele scaldato a bagnomaria, così che risulti fluido e profumato.

I miei consigli di abbinamento: Moscato di Sardegna DOC, Malvasia di Bosa DOC, Vernaccia di Oristano DOC

I Piatti del Natale Italiano

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