Luoghi di … vini: Il Vulture

Nella rubrica “Luoghi di … vini” è molto più facile leggere articoli che riguardano Comuni ben precisi: Sorbara, Lucera, Frascati, Alba, Asti … Comuni i cui nomi appaiono sulle etichette di vini specifici.

Ma spesso i nostri vini portano il nome di interi territori, come in questo caso.


Il Vulture, terra madre dell’Aglianico, è un vasto territorio e non una singola realtà.

Ad eccezione del solo San Fele, include tutti i Comuni dell’area.

Sarebbe improponibile parlarne uno per uno; ho scelto quindi di raccontare il Vulture nella sua interezza, per restituire l’identità complessiva di questo territorio.

Quindi come detto il Vulture non è un singolo Comune, ma un comprensorio collinare e vulcanico che abbraccia diversi centri abitati.
Comprende il massiccio del Monte Vulture, i Laghi di Monticchio, colline edaltopiani tra i 300 e i 800 metri di altitudine ed i comuni di Atella, Barile, Forenza, Ginestra, Lavello, Maschito, Melfi, Montemilone, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Ripacandida, San Fele e Venosa.

Il Monte Vulture è un antico vulcano addormentato ed è proprio quel vulcano spento a dare il carattere al vino: il terreno è scuro, profondo, di origine vulcanica, ricco di ceneri, pomici e minerali. È un suolo che drena bene l’acqua ma allo stesso tempo conserva umidità in profondità, costringendo la vite a radicarsi a fondo e a “faticare” un po’.

Storia
Il territorio del Vulture è abitato fin dalla preistoria. Resti di una vasta necropoli rinvenuta in località Toppo d’Avuzzo, a Rapolla, testimoniano la presenza umana già nel Neolitico.

Tra l’VIII e il VII secolo a.C. si insediarono i Dauni nei pressi di Melfi.

Successivamente, tra il IV e il III secolo a.C., arrivarono i Sanniti, lasciando tracce significative soprattutto nelle aree di Melfi e Venosa.

Le testimonianze di queste civiltà preromane sono oggi conservate nel Museo Archeologico Nazionale del Melfese.

Nel III secolo a.C. ebbe inizio la dominazione romana.
Nel 291 a.C. i Romani fondarono Venusia (l’attuale Venosa), lungo la Via Appia, l’importante arteria che collegava Roma a Brindisi. Proprio a Venusia nacque Orazio Flacco, tra i maggiori poeti dell’antichità latina.

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, anche il Vulture subì le invasioni barbariche che attraversarono la penisola. Una svolta importante arrivò con i Normanni, che lasciarono un’impronta profonda soprattutto a Melfi e Venosa.

Nel 1059, a Melfi, Roberto il Guiscardo fu nominato duca da Niccolò II, dichiarandosi vassallo della Chiesa di Roma e ottenendo il titolo di Principe di Sicilia.
Melfi divenne così capitale dei possedimenti normanni dell’Apulia.
Venosa fu invece assegnata a Drogone d’Altavilla.
Nella chiesa della SS. Trinità vennero sepolti membri della famiglia normanna, compreso lo stesso Guiscardo.

Alla dinastia normanna succedette quella sveva degli Hohenstaufen.
Federico II scelse Melfi come una delle sue residenze predilette. Qui, nel 1231, emanò le celebri Costituzioni di Melfi, un importante codice legislativo per il Regno di Sicilia.


Tra il X e il XIII secolo si registrò anche una significativa presenza monastica nel territorio, testimoniata dall’Abbazia di San Michele e dai resti del complesso di Sant’Ippolito presso i laghi di Monticchio, oltre alle chiese rupestri affrescate nei pressi di Melfi e Rapolla, come Santa Margherita e Santa Lucia.

Con la fine dell’impero svevo, il Vulture entrò in una fase di progressivo declino.
Il territorio passò sotto il controllo di Angioini, Aragonesi e Borboni e fu governato da diverse famiglie feudali: gli Acciaiuoli, i Caracciolo e i Doria a Melfi; gli Orsini, i Ludovisi e i Caracciolo a Venosa; i Caracciolo e i Chalon ad Atella.

L’Unità d’Italia non migliorò le condizioni di vita della popolazione. Povertà, disoccupazione e analfabetismo alimentarono il fenomeno del brigantaggio, diffuso in gran parte del Sud.
Tra i briganti del Vulture si distinsero Carmine Crocco, Giuseppe Caruso, Michele Schirò, Vito Di Gianni detto “Totaro” e Teodoro Gioseffi, noto come Caporal Teodoro.
Le montagne del territorio offrirono loro rifugio, creando notevoli difficoltà all’esercito piemontese. La repressione fu dura e sanguinosa.

All’inizio del Novecento la situazione economica peggiorò ulteriormente, favorendo una massiccia emigrazione verso le Americhe e il Nord Europa.

Un evento drammatico segnò profondamente il territorio: il terremoto del 23 luglio 1930, che colpì le province di Avellino e Potenza.
Melfi fu tra le città più danneggiate e perse numerosi monumenti storici, tra cui palazzi, chiese, conventi e gran parte della cinta muraria normanna.
Oggi restano alcune tracce, come la Porta Venosina.

Dopo secoli di difficoltà, dagli anni Novanta il Vulture-Melfese ha conosciuto una fase di rilancio grazie all’insediamento, nella frazione San Nicola di Melfi, dello stabilimento automobilistico SATA, oggi parte del gruppo Stellantis (già FIAT). Si tratta di uno dei poli produttivi più importanti dell’Italia meridionale.
Lo sviluppo industriale ha trasformato Melfi nel principale centro produttivo del Vulture e in uno dei più rilevanti della Basilicata.

Cultura e identità del Vulture
Nel Vulture-Melfese la cultura non è solo memoria: è partecipazione, rito collettivo, racconto che si rinnova ogni anno. Tra vino, storia, teatro e rievocazioni popolari, il territorio esprime la propria identità attraverso feste e manifestazioni che intrecciano tradizione, orgoglio e senso di appartenenza.
Il cuore enogastronomico dell’area pulsa con Aglianica, la più importante manifestazione dedicata all’Aglianico del Vulture e alle eccellenze locali. L’evento coinvolge diversi comuni, tra cui Rionero in Vulture, Barile, Melfi e Venosa, trasformando le piazze in luoghi di incontro e degustazione. Seminari e approfondimenti guidati da esperti di livello nazionale affiancano i percorsi sensoriali, valorizzando il vino come elemento identitario e culturale.

A Venosa, città natale di Orazio, la tradizione classica rivive ogni anno nel Certamen Horatianum, prestigiosa gara di traduzione e commento delle opere del poeta latino. Riconosciuto a livello nazionale, il concorso accoglie studenti provenienti anche da scuole europee a indirizzo classico, confermando il legame profondo tra il territorio e la sua eredità culturale.
Sempre a Venosa si svolge il Festival del Cabaret di Basilicata, nato nel 2002, che offre spazio ai nuovi talenti della comicità italiana, portando sul palcoscenico energia, ironia e contemporaneità.
A Melfi il passato medievale prende forma nel suggestivo Corteo Storico Federiciano, rievocazione dedicata a Federico II di Svevia.
Falconieri, danze, musiche e cortei imperiali animano le vie del centro storico, restituendo l’immagine della corte federiciana e della sua quotidianità nella residenza estiva.


A Rionero in Vulture la Parata dei Briganti racconta un’altra pagina della storia locale: quella del brigantaggio postunitario.
Attraverso rievocazioni e rappresentazioni si ripercorrono le vicende dei briganti e i processi del 1870 e 1872 celebrati a Potenza contro Carmine Crocco, figura emblematica nata proprio a Rionero.


Infine, la dimensione religiosa trova espressione nella Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, organizzata ad Atella, Barile e Rionero in Vulture.
Le processioni e le scene recitate lungo le vie cittadine coinvolgono l’intera comunità; a Rionero viene rappresentata anche l’Ultima Cena presso il Palazzo di Giustino Fortunato, in un momento di intensa partecipazione collettiva.


Turismo
Dal punto di vista culturale, il Vulture-Melfese si distingue soprattutto per il suo patrimonio architettonico: castelli e chiese raccontano secoli di storia, intrecciando dominazioni, spiritualità e trasformazioni sociali.
Tra le testimonianze più significative emergono i castelli federiciani. Il più celebre è il Castello di Melfi, imponente fortezza che oggi ospita il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, uno dei più interessanti della Basilicata. Il percorso museale documenta la civiltà lucana dalle radici preistoriche e protostoriche fino alle evoluzioni economiche e sociali del territorio.

Di grande rilievo è anche il Castello di Lagopesole, oggi sede del Centro Studi Federiciani, e il Castello di Venosa, edificato dal duca Pirro del Balzo. Quest’ultimo conserva tracce delle stratificazioni culturali che hanno segnato la città: romana, normanna ed ebraica, testimonianza di un passato complesso e multiculturale.
Accanto alle architetture militari, il territorio custodisce importanti luoghi di culto. A Venosa sorge l’Abbazia della Santissima Trinità, complesso formato da due chiese: una più antica e una “nuova”, rimasta incompiuta, che affascina proprio per la sua maestosità interrotta.
A Melfi si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta, edificata dai Normanni in stile romanico, mentre nell’area dei laghi di Monticchio si erge l’Abbazia di San Michele, fondata nel X secolo dai monaci benedettini, immersa in un contesto naturale di grande suggestione.
Completa il quadro la Cattedrale di Rapolla, costruita nel XII secolo, con il suo portale romanico e il campanile datato 1209, preziosa testimonianza dell’arte medievale locale


Luoghi di … vini

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