Piccilatiedd’ (Basilicata)

Un dolce tradizionale natalizio dalla Basilicata. Un protagonista dei Piatti del Natale Italiano.


Antica tradizione contadina che risale alla notte dei tempi.

Allora e per secoli, per tutto l’anno le famiglie contadine mangiavano un pane fatto con farina di scarto, un pane nero, cruscoso e duro, sgradevole ai denti ed al palato e pesante per lo stomaco.


Ma a Natale … arrivava la farina ricavata dal grano Carosella, un grano tenero tipico della Basilicata, dalle antichissime origini (era già presente nella Cucina degli Antichi Romani) e che, resistentissimo, cresce a circa 800 metri di altitudine.
Il piccilatiedd’ si porta in tavola al Cenone della Vigilia di Natale ed il primo pezzo viene messo da parte con uno scopo preciso: la narrazione popolare afferma che, quando si ha un dolore, si riscalda il pane, si inumidisce col vino rosso e poi lo si friziona sulla parte dolente.
Il prezzo tenuto da parte se non è stato usato per lo scopo precedente viene consumato la vigilia di Natale dell’anno dopo bagnato in una zuppa a base di baccalà e sponsali (o cipolline porraie) che sono bulbi non ingrossati di cipolla, ottenuti piantando i bulbi stessi durante la stagione estiva. Da ogni bulbo nascono dai 3 ai 5 cipolline.


Una curiosità: il pezzo di piccilatiedd’ tenuto da parte dicono non ammuffisca mai.

Ingredienti
– 500 grammi di farina 00
– Mezzo cubetto lievito birra o mezza bustina di lievito di birra liofilizzato
– 250 grammi di acqua
– 250 grammi di mandorle non pelate
– 10 grammi di sale fino
– 5 grammi di semi di finocchio selvatico
– 25 grammi di olio EVO
– 1 tazzina da caffè di acqua

Con la farina formate il solito “vulcano” per impastare, versate il lievito che avrete stemperato in acqua tiepida, l’olio, il sale ed i semi di finocchio.
Mentre impastate versate gradualmente e “ad occhio” l’acqua per ottenere un impasto “duro”.
Impastate bene arrotolando l’impasto, premendo con i pugni, impastando, arrotolando, premendo o così via.

Stendere l’impasto dandogli forma ovale e spessa non più di mezzo centimetro ed arrotolatelo partendo dal lato lungo.

Fate attenzione ad arrotolare molto strettamente perché così facendo otterrete una migliore lievitazione.



Con il cilindro ottenuto formate un anello con un buco del diametro di 10 centimetri e chiudetelo sovrapponendo i due lati dell’anello ed unendoli “aggiustando” la forma a tubo.
Se volete una tenuta sicura inumidite leggermente le due parti da unire.



Se volete dare una forma particolare al vostro piccilatiedd’, prima di stendere l’impasto, dividetelo in due parti eguali (mettendone una in un recipiente chiuso perché non asciughi) e procedete prima con la prima parte e poi con la seconda e, prima di chiudere i due cilindri, intrecciateli avvolgendone uno sull’altro e poi chiudete l’anello ottenuto.

 L’ideale in questo caso sarebbe lavorare in due e procedere contemporaneamente.

Usando le dita, bagnate la ciambella con poca acqua, incidetene la superficie con un coltellino affilato inserendo la lama perpendicolarmente.

Mettete quindi la ciambella nella teglia di cottura e riponete in luogo chiuso e riparato (l’ideale è il forno spento).

Al raddoppio del volume, di solito dopo circa 6 ore, inserite qua e là le mandorle in alcuni tagli) o piatte o con la punta in giù.

Inserite nel forno a 180°C per 30 minuti, poi abbassate la temperatura del forno a 150°C e cuocete per ancora 30 minuti coprendo il piccilatiedd’ con un foglio di alluminio per permettere all’interno di cuocere ad all’esterno di non bruciare.
Indispensabile comunque, per stabilire la cottura giusta, la “prova dello stecchino”.


Mettete il dolce a raffreddare a temperatura ambiente e su una superficie aerata (a grata) per evitare che accumuli umidità.

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