EVOÈ Festival 2026

Arte gastronomica e prodotti d’eccellenza in scena a Recco

Evoè 2026: a Recco il cibo non è solo spettacolo, è identità

Ci sono piazze che attraversiamo distrattamente.
E poi ci sono piazze che, per un fine settimana, diventano cuore pulsante di una comunità.

Il 14 e 15 marzo 2026, Piazza Nicoloso a Recco non sarà soltanto il luogo di Evoè – Arte Gastronomica e Prodotti d’Eccellenza.
Sarà una scena viva, dove il cibo tornerà a fare ciò che sa fare meglio: unire.

Chi conosce la Liguria sa che qui la gastronomia non è folklore superficiale.
È carattere. È misura. È orgoglio silenzioso.

Evoè, alla sua quarta edizione, sceglie un titolo che è già una dichiarazione:
“Quando il cibo dà spettacolo”.

Ma lo spettacolo non è solo nelle padelle fumanti o nelle curatissime disposizioni dei cibi nei piatti.
È nello scambio di sguardi, nella curiosità di chi si avvicina, nella spiegazione di un cuoco che racconta il proprio piatto come una storia di famiglia.


La piazza, il profumo, la memoria


A Recco il profumo della Focaccia col Formaggio IGP non è un dettaglio.
È memoria collettiva: infanzia, domeniche, attese fuori dal forno.

Quando il Consorzio della Focaccia di Recco al formaggio organizza Evoè, non promuove soltanto un prodotto. Custodisce un simbolo.

Consorzio della Focaccia di Recco al formaggio … ma chi c’è dietro?

Ci sono Daniela e Lucio Bernini.
Ho intervistato Daniela, curiosa di conoscere la storia di questa coppia vulcanica, unita da un’energia inesauribile e avvolta dalla fiamma dell’amore per la focaccia — una fiamma viva come quella del forno a legna dove nasce questa meravigliosa ghiottoneria. —

Daniela, partiamo dall’inizio: come vi siete incontrati tu e Lucio?

Entrambi lombardi, ci siamo ritrovati in Liguria. Era destino.
Ci siamo conosciuti a Santa Margherita Ligure, in uno degli alberghi di Lucio. Io ero lì da turista per un weekend: avevo una casa in affitto a Santa Margherita — allora si diceva così, oggi si direbbe “casa vacanza” — ma per la pigrizia di non fare il letto per una sola notte scelsi l’albergo. Era luglio del 1986.
Poi ci siamo rivisti ad agosto, per caso, più sere al Carillon di Paraggi. Dopo un “fidanzamento”, se così vogliamo chiamarlo, durato poco più di un anno — in cui ci vedemmo in tutto sì e no quindici giorni — a gennaio 1987 ci siamo sposati. E oggi siamo ancora insieme.

Subito dopo il matrimonio avete iniziato a lavorare insieme?

Sì, oltre agli alberghi, fin da subito abbiamo inventato “Dimensione Riviera”, forse una delle prime aziende di promozione e marketing in Liguria. E da allora non ci siamo più fermati.
Abbiamo organizzato centinaia di eventi in tutta la Regione. Nel mondo dello spettacolo siamo stati tra i primi a proporre grandi concerti a ingresso libero sia sui lungomare che nelle piazze: Rapallo, Chiavari, Moneglia, Busalla con Marco Masini!, Recco, Camogli …
E poi tantissime manifestazioni gastronomiche, non solo in Liguria ma anche nella vicina Costa Azzurra.

Come siete arrivati alla Focaccia di Recco?

È stato un passaggio naturale. Dopo trent’anni di Serate Gastronomiche — che all’epoca erano un fenomeno capace di portare in città, nell’arco di un mese, migliaia di persone per sedersi a tavola nei ristoranti recchesi — nel 2005 i tempi erano maturi per fare qualcosa di più grande.
Decidemmo di avviare l’Istanza IGP per il prodotto simbolo della città. Per presentarla era necessario costituire un Consorzio, e così nacque il Consorzio della Focaccia di Recco.

Immagino non sia stato semplice…

È stata un’impresa titanica.
Con il supporto delle istituzioni liguri e con l’unione dei ristoratori e panificatori più rappresentativi del territorio, abbiamo affrontato battaglie lunghissime, con tutte le opposizioni possibili — e anche una in più! — previste dall’iter europeo per l’ottenimento delle protezioni DOP e IGP.
Ma nel 2015 l’IGP è arrivata. La Focaccia di Recco è diventata la 268ª certificazione agroalimentare italiana tutelata dall’Unione Europea. È stato un momento storico.

E oggi c’è anche una nuova generazione coinvolta …

Sì, c’è nostro figlio Massimiliano.
Forse qualcosa di più di un “figlio d’arte”.
Nel mondo in cui la comunicazione corre sul web, è stato definito “maghetto dei social”.
Ha collaborazioni importanti nel mondo della promozione turistica digitale ed ha portato la Focaccia di Recco IGP ai vertici dei social, al pari di pochissime altre famosissime DOP e IGP, con milioni e milioni di interazioni.
Numeri difficili da eguagliare.

Oggi che cosa rappresenta la Focaccia di Recco per il territorio?

Oggi Recco, grazie alla sua focaccia, è una delle mete più note del turismo gastronomico nazionale, e non solo.
La Focaccia di Recco è diventata identità, orgoglio, attrazione.
Forse davvero era destino.


Ringraziamo Daniela e torniamo ad Evoè anche perchè se no proprio lei ci brontola e ci dice di andare al sodo …

Tra gli stand si compie un viaggio non solo geografico – dalla Liguria alla Sardegna, dalla Lombardia al Piemonte – ma culturale.

Pecorino Sardo DOP, Olio Riviera Ligure DOP, Genova Gourmet, Salumi DOP Piacentini, Salame d’oca di Mortara IGP, Acciughe sotto sale del Mar Ligure IGP, Vini del Genovesato DOC e IGT, Roccaverano DOP, Silter DOP, Produzioni del Parco dell’Antola: dietro ogni nome c’è rigore, lavoro, rispetto di regole severe.

Le sigle DOP e IGP, spesso percepite come etichette tecniche, qui tornano ad avere un volto.


I cuochi in piazza

C’è qualcosa di profondamente democratico nelle dimostrazioni di cucina (si lo so … quelli “avanti” dicono show coooking).

La cucina esce dal ristorante e si mette a nudo. Le mani lavorano davanti a tutti. Non c’è segreto, non c’è distanza.

I ristoranti coinvolti – Manuelina, Da O Vittorio, Zupp, Le Cicale, Murena Suites, Boccon Divino, Il Genovese, Botanico, La Cambusa , Bruxaboschi, Osteria dell’Acciughetta – non portano solo un piatto, ma una visione.

Osservare ed ascoltare un cuoco che cucina e compone il piatto (non sentirete mai la sottocritta usare l’inesistente verbo “impiattare”) significa vedere la tecnica trasformarsi in gesto pubblico, nel rispetto della materia prima e di chi assaggerà.


Il racconto che accompagna il gusto

Evoè non separa il cibo dalla parola.

Sabato 14 marzo, Dario Vergassola porta la sua ironia intelligente. Domenica 15 marzo, Enrique Balbontin intreccia satira e identità ligure con la schiettezza che appartiene a questa terra.

Con Evoè Book, Michele Brambilla e Duccio Forzano dialogano con il pubblico, dimostrando quanto cucina e narrazione condividano la stessa radice: esperienza vissuta e restituita.

Cucinare è racconto. Scrivere di cucina è prolungarlo.


Perché Evoè conta

Perchè in un tempo che corre, Evoè invita a fermarsi.

A guardare.
Ad ascoltare.
A capire cosa c’è dietro un prodotto certificato.

Non è solo una festa gastronomica. È un esercizio di consapevolezza. L’eccellenza non nasce per caso, ma da territorio, competenza e rispetto.

Per due giorni, la piazza torna a essere spazio di incontro reale.


Un invito a chi legge

Quando partecipiamo a manifestazioni come Evoè, non limitiamoci ad assaggiare. Fermiamoci ad ascoltare. Chiediamo. Osserviamo.

Dietro ogni prodotto certificato e ogni piatto preparato in piazza c’è studio, rigore, lavoro quotidiano. L’eccellenza non è un aggettivo decorativo: è responsabilità.

Il cibo può essere spettacolo. Ma prima ancora è Cultura. E la Cultura richiede attenzione.

Nutrire il corpo è naturale. Farlo con consapevolezza è una scelta.

Tutto racchiuso nell’aforisma che ho fatto diventare il mio motto e quello di questo blog:
“Gli animali si nutrono, l’uomo mangia e solo l’uomo intelligente sa mangiare. (Jean Anthelme Brillat-Savarin)”

 

Per cui … ci si vede ad Evoè!

Focaccia di Recco col formaggio
Zupp
Le Cicale
Bruxaboschi 

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