Ci sono cose che a Genova non si cercano. Si vedono, per caso.
Lunedì 6 aprile, giorno di Pasquetta, ero in via Casaregis, fuori da un ristorante, dopo pranzo, a chiacchierare con tre amiche.
Una di quelle soste senza fretta, in mezzo alla strada, con lo sguardo che vaga senza davvero cercare nulla, finché non si ferma su qualcosa, in questo caso un muraglione.

Non uno qualunque: uno di quelli a picco sul mare, con arcate profonde, pensato per contenere, sostenere, reggere qualcosa che oggi non c’è più.
E lì mi sono fermata.
Perché in quel punto il mare non c’è (ed è anche lontano, qualche centinaio di metri più in là). Eppure quel muro parlava chiaramente di acqua.
Mi sono chiesta: possibile che qui, dove sto in piedi adesso, ci fosse il mare?
Da quella domanda è partito tutto il resto.
A Genova il mare non è solo un confine.
È qualcosa che, nel tempo, è stato spostato.
Quella zona tra la Foce, il Bisagno e Albaro (oggi fatta di strade ordinate, palazzi, traffico e vita quotidiana) nel Settecento era tutt’altro.
C’erano spiagge, acqua aperta, la foce larga ed irregolare del torrente Bisagno.
Un paesaggio mobile, naturale.
Via Casaregis non era una strada. Era mare.
Quel muraglione che oggi sembra fuori posto, in realtà è perfettamente al suo posto: è rimasto lì mentre tutto il resto è cambiato.
Con l’Ottocento e il primo Novecento, Genova decide di espandersi verso levante.
Non adattandosi più al mare, ma trasformandolo.
Vengono realizzate colmate, riempimenti, bonifiche.
Il mare viene arretrato, contenuto, in alcuni punti cancellato.
Nascono così interi quartieri.
Dove oggi ci si muove tra via Casaregis, via Carlo Barabino e Corso Buenos Aires e nelle strade immediatamente intorno (via Cecchi, via Rimassa, via Pisacane, viale Brigata Liguria, via Ruspoli, via Tolemaide, via Tommaso Invrea, via Smirne), un tempo c’era acqua.
Poco più in là, Corso Italia (oggi simbolo della passeggiata sul mare) non esisteva affatto: era mare pieno.
Piazza Rossetti non c’era. Le strade non c’erano. Non c’era nemmeno l’idea di città che abbiamo oggi.
Ma non è finita lì.
Negli anni Sessanta del 1900 succede di nuovo.
Dove oggi c’è la Fiera, il Palasport, tutta quell’area dietro la sopraelevata, c’era ancora il mare. Non un ricordo lontano: mare vero, visibile, vissuto.
Io me lo ricordo e come me (arrivata a Genova da Siena nel 1960, ma che già da prima venivo spesso a trovare i miei nonni materni), se lo ricordano molti di quelli che all’inizio degli anni Sessanta abitavano a Genova e avevano già sei o sette anni.
Ricordo il mare lì sotto, visto dai muraglioni di Circonvallazione a mare, muraglioni uguali a quelli di via Casaregis.
Mi raccontavano che un tempo c’era anche uno stabilimento balneare comunale: i Bagni Strega.

Poi è stato riempito tutto.
In pochi anni il mare è sparito e al suo posto è nata una strada sopraelevata a quattro corsie ed un’area enorme, costruita per la Fiera del Mare e per il Palasport, uno dei simboli della Genova degli anni Sessanta.
Un’altra colmata. Un’altra trasformazione.
Un altro pezzo di città costruito sull’acqua.
Eppure tutto questo non è così lontano nel tempo.
Nel centro storico, il processo è stato più lento ma simile.
Il mare arrivava fino a Sottoripa.
Dove oggi si cammina, un tempo c’erano banchine, imbarcazioni, acqua.
A Ponente, tra Sampierdarena, Cornigliano e Sestri, la trasformazione è ancora più radicale: interi tratti di costa vengono ridisegnati per far spazio al porto industriale, alle fabbriche, alle infrastrutture.
Il mare, lì, non viene solo spostato. Viene sostituito.
Guardando Genova oggi, tutto questo è quasi invisibile.
Ma basta un dettaglio (un muro, un’arcata, una prospettiva che non torna) per accorgersi che sotto la città c’è un’altra geografia. Una geografia d’acqua.
Da adesso, per me via Casaregis non è più la stessa. E forse, per molti genovesi, potrebbe cambiare allo stesso modo (perché non è solo una strada: è un intero quartiere nato dove prima c’era il mare).
A Genova, a volte, basta uscire da un ristorante e fermarsi un minuto in più per accorgersi che sotto i piedi non c’è solo la città.
Poi … ci sono le ricette, che come spesso succede, tengono vive certe cose anche quando tutto il resto è cambiato.
Budino di carne alla genovese
Cima genovese
Pan di Spagna
Pandolce genovese
Pesto genovese
Stecchi di Genova
Stoccafisso accomodato
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