Piadina Romagnola/Piada Romagnola IGP (Emilia-Romagna)

DOP è l’acronimo di Denominazione di Origine Protetta, un marchio europeo che garantisce la provenienza specifica di un prodotto agroalimentare.
Richiede che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano all’interno di una determinata area geografica.
IGP è l’acronimo di Indicazione Geografica Protetta, un marchio europeo che garantisce la provenienza specifica di un prodotto agroalimentare.
Prevede che almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga in una determinata area geografica.
L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di riconoscimenti agroalimentari DOP e IGP.


La Piadina Romagnola o Piada Romagnola appartiene alla storia quotidiana della Romagna, dove per secoli ha sostituito il pane tra un’infornata e l’altra e ha accompagnato l’alimentazione contadina con una preparazione essenziale, adattata alle disponibilità delle famiglie.

La reputazione del prodotto è attestata dagli inizi del XIV secolo.

Accanto agli impasti poveri di farina di mais o di farine miste erano presenti versioni di pura farina di frumento arricchite con strutto. La cottura avveniva sulle lastre di pietra o sulle teglie di argilla, tra le quali hanno mantenuto un particolare rilievo quelle prodotte a Montetiffi nella montagna romagnola.

Il termine piada entrò stabilmente nella lingua italiana anche grazie a Giovanni Pascoli, che italianizzò la voce dialettale “piè” e dedicò alla preparazione il poemetto La Piada che trovere in fondo all’articolo.

Nel 1913 Antonio Sassi la definì una delle tradizionali schiacciate dei Romagnoli mentre Alfredo Panzini, nel Dizionario Moderno del 1918, la descrisse come una specie di pane azzimo schiacciato e cotto sul testo.

Nel secondo dopoguerra la piadina cessò progressivamente di essere considerata un surrogato del pane e dagli anni Settanta alla produzione domestica si affiancò quella artigianale dei chioschi.

La diffusione del prodotto confezionato ne ha ampliato il consumo senza cancellare le differenze consolidate tra la piadina più spessa, compatta e friabile e la variante alla Riminese, sottile, ampia e flessibile.

Riconoscimento IGP
La denominazione Piadina Romagnola/Piada Romagnola è stata registrata come Indicazione Geografica Protetta con il Regolamento di esecuzione (UE) n. 1174/2014 del 24 ottobre 2014, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 4 novembre 2014.

Una modifica non minore del disciplinare è stata approvata con il Regolamento di esecuzione (UE) 2022/2264 del 14 novembre 2022, entrato in vigore l’11 dicembre 2022.

Disciplinare
La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna e i comuni bolognesi di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo di Bologna, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano.

L’impasto è ottenuto con farina di grano o di farro, acqua, sale e grassi costituiti da strutto, olio di oliva e olio extravergine di oliva, impiegati singolarmente o in combinazione.

Per ogni chilogrammo di farina il sale non può superare 25 grammi mentre i grassi possono raggiungere 250 grammi.

Sono ammessi entro limiti stabiliti alcuni agenti lievitanti, latte fresco o UHT, miele e olio di semi di girasole mentre sono vietati conservanti, aromi e altri additivi.

Dopo la miscelazione l’impasto viene porzionato e laminato fino a ottenere un disco, quindi cotto su entrambi i lati a una temperatura compresa tra 150 e 300 °C per non più di quattro minuti complessivi.

La Piadina Romagnola o Piada Romagnola presenta un diametro da 15 a 25 centimetri, uno spessore da 4 a 8 millimetri e una consistenza compatta, rigida e friabile.

La variante alla Riminese ha un diametro da 23 a 30 centimetri, uno spessore non superiore a 3 millimetri e una consistenza morbida e flessibile.

Il colore varia dal bianco-avorio all’ambrato scuro, con macchie di cottura sui due lati, mentre il sapore è fragrante e l’odore ricorda il pane appena sfornato.

Il prodotto destinato al consumo differito deve essere confezionato nella zona di produzione immediatamente dopo il raffreddamento.

Come si consuma

La Piadina Romagnola IGP si consuma al naturale, appena cotta e ancora calda, come sostituto del pane o come base per farciture.

La consuetudine romagnola la accompagna con salumi, prosciutto crudo, formaggi freschi e Squacquerone di Romagna DOP con rucola.

Restano tradizionali le farciture con erbe di campo cotte, cicoria, bietole e verdure gratinate.

Nella fascia costiera riminese è radicato l’abbinamento con sardoncini grigliati o marinati, radicchio e cipolla.

La piadina più spessa può essere aperta nello spessore e riempita mentre la variante alla Riminese viene generalmente piegata o arrotolata intorno alla farcitura.

Abbinamenti vino: Romagna Sangiovese DOC, Romagna Trebbiano DOC, Romagna Pagadebit DOC.

Eventi

Il Palio della Piadina si svolge ogni anno a Santarcangelo di Romagna nel mese di novembre nell’ambito della Fiera di San Martino.

La manifestazione è documentata dal 1998.
La Festa della Piadina – “La Pìs un po’ ma Tot” si tiene annualmente a Bellaria Igea Marina nel mese di settembre; l’edizione 2026 è in programma dall’11 al 13 settembre.

                                Aprire il collegamento cliccando sull’immagine

La Piadina Romagnola IGP conserva una preparazione essenziale e le sue principali variazioni territoriali, mantenendo riconoscibile un alimento profondamente radicato nella cultura gastronomica della Romagna.

                   Per leggere “La Piada” di Giovanni Pascoli cliccare sull’immagine

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