Orvieto sorge su una rupe di tufo che domina la valle del Paglia, nell’Umbria sud-occidentale. È un Comune della provincia di Terni, ma il suo nome è legato anche a una denominazione vinicola la cui zona di produzione si estende ben oltre i confini comunali e regionali.

L’Orvieto DOC è uno degli elementi che hanno reso riconoscibile la città, insieme al Duomo, al passato etrusco e a quel sottosuolo scavato per secoli che ha fornito acqua, materiali da costruzione, luoghi di lavoro e cantine naturalmente fresche.
Il vino non esaurisce l’identità di Orvieto, naturalmente, ma ne attraversa la storia. La vite appartiene al paesaggio agricolo che circonda la rupe, alle consuetudini delle campagne e all’economia locale; le cantine sotterranee raccontano il modo in cui gli abitanti hanno utilizzato le caratteristiche della roccia, mentre la presenza delle corti pontificie contribuì alla notorietà di una produzione già apprezzata in epoche lontane.
Il territorio
Il centro storico di Orvieto occupa un pianoro di origine vulcanica, alto poco più di trecento metri e delimitato da pareti quasi verticali.
La rupe è formata da depositi di tufo e pozzolana sovrapposti a strati argillosi più antichi. L’erosione ha isolato progressivamente l’altura dal paesaggio circostante, modellandone il profilo ma provocando anche fenomeni di instabilità che, nei secoli, hanno richiesto interventi di consolidamento e controllo.
Ai piedi della rupe scorre il Paglia, affluente del Tevere. La valle separa nettamente il nucleo antico dalle colline e dalle aree pianeggianti sulle quali si sono sviluppati Orvieto Scalo e altri insediamenti moderni.

Il Comune non coincide quindi con la sola città costruita sull’altura. Il suo territorio comprende frazioni, campagne, boschi, pianure fluviali e rilievi collinari coltivati a vite, olivo e cereali.
Storia
La presenza umana sulla rupe è documentata fin dalla preistoria, ma fu durante l’età etrusca che il centro raggiunse una posizione di particolare rilievo.
Orvieto è generalmente identificata con Velzna, chiamata Volsinii dai Romani, una delle principali città dell’Etruria. La sua importanza politica, religiosa ed economica è testimoniata dalle necropoli, dai resti dei templi e dai numerosi reperti rinvenuti sulla rupe e nelle aree circostanti.
Gli scavi condotti a Campo della Fiera hanno riportato alla luce un vasto santuario frequentato per molti secoli. Il complesso è stato identificato dagli archeologi con il Fanum Voltumnae, luogo sacro nel quale si riunivano i rappresentanti delle città della lega etrusca.
La necropoli del Crocifisso del Tufo permette di osservare un altro aspetto della società di Velzna. Le tombe, disposte lungo strade regolari, formano quasi un quartiere destinato ai morti. Sui loro architravi compaiono i nomi delle famiglie proprietarie, scritti in caratteri etruschi: una città accanto alla città, ordinata secondo appartenenze familiari e regole condivise.
Anche la necropoli della Cannicella ha restituito sepolture, strutture sacre e opere di notevole interesse, tra le quali la statua conosciuta come Venere di Cannicella.
La coltivazione della vite apparteneva alla cultura agricola etrusca, ma non sarebbe corretto identificare direttamente quei vini con l’attuale Orvieto DOC. Rimane invece evidente la conoscenza del sottosuolo: pozzi, cunicoli, cisterne e ambienti scavati nel tufo mostrano una capacità tecnica che le generazioni successive continuarono a utilizzare.
Nel 264 a.C. Volsinii fu conquistata e distrutta dai Romani. Parte della popolazione venne trasferita presso il lago di Bolsena, nella nuova Volsinii, mentre il centro sulla rupe perse la funzione politica esercitata in precedenza.
Non scomparve però definitivamente.
Nei secoli dell’alto Medioevo la posizione naturalmente difesa tornò a offrire protezione. L’abitato venne riorganizzato e il suo nome comparve in forme diverse, fino all’affermazione di Urbs Vetus, “città vecchia”, dalla quale deriva Orvieto.
Tra XI e XII secolo il centro si sviluppò intorno ai poteri vescovili e civili. Nel 1137 ottenne un primo riconoscimento della propria autonomia comunale, confermato formalmente nel 1157.
Tra Duecento e Trecento Orvieto visse la fase di maggiore espansione politica ed economica.
Il Comune controllava un’area molto più ampia dell’attuale territorio amministrativo e la forza delle arti e dei commerci trovò espressione nei palazzi pubblici, nelle torri, nelle chiese e nell’organizzazione dei quartieri.
Alla crescita si accompagnarono conflitti durissimi tra famiglie e fazioni.
Monaldeschi e Filippeschi, legati rispettivamente alla parte guelfa e a quella ghibellina, si contesero a lungo il controllo cittadino, coinvolgendo Orvieto nelle più ampie lotte tra papato e impero.

I pontefici soggiornarono frequentemente sulla rupe, protetta e relativamente vicina a Roma. La presenza della corte papale incise sull’economia, sull’assetto urbano e sulla vita culturale, attirando religiosi, funzionari, mercanti e artisti.
A Orvieto si legò anche la solennità del Corpus Domini.
Secondo la tradizione cattolica, nel 1263 un sacerdote che dubitava della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia vide stillare sangue dall’ostia mentre celebrava la Messa a Bolsena. Il corporale macchiato venne portato a Orvieto, dove si trovava papa Urbano IV.
Nel 1264 il pontefice promulgò la bolla con la quale estese alla Chiesa universale la festa del Corpus Domini. La reliquia è ancora conservata nella Cattedrale e continua a essere al centro delle celebrazioni cittadine.
La costruzione del Duomo ebbe inizio nel 1290 per volontà di Niccolò IV. Il cantiere proseguì per oltre tre secoli e riunì architetti, scultori, mosaicisti e pittori di diversa provenienza.
Lorenzo Maitani, nominato capomastro nel 1310, ebbe un ruolo decisivo nella definizione dell’edificio e della facciata. Nel Quattrocento Beato Angelico iniziò gli affreschi della Cappella di San Brizio, completati tra il 1499 e il 1504 da Luca Signorelli con le scene dedicate alla predicazione dell’Anticristo, alla fine del mondo, alla resurrezione dei corpi e al Giudizio universale.
Durante il Trecento le lotte interne indebolirono progressivamente il Comune.
Il cardinale Egidio Albornoz ristabilì il controllo pontificio e nel 1364 fece costruire la fortezza che porta il suo nome.
La rocca venne distrutta durante nuovi scontri e in seguito ricostruita. Alla fine del Quattrocento Orvieto entrò stabilmente nello Stato della Chiesa, al quale rimase legata, salvo la parentesi napoleonica, fino all’unificazione italiana.
Dopo il sacco di Roma del 1527, Clemente VII si rifugiò sulla rupe. Il timore di un assedio rese necessario assicurare alla città una riserva d’acqua e il papa affidò ad Antonio da Sangallo il Giovane la costruzione di un grande pozzo.
L’opera, oggi conosciuta come Pozzo di San Patrizio, fu progettata con due scale elicoidali indipendenti, illuminate da finestre aperte verso il vano centrale. Gli animali da soma potevano così scendere, caricare l’acqua e risalire senza incrociarsi. Una soluzione molto concreta, prima ancora che spettacolare.

Il vino continuò intanto a essere parte dell’economia cittadina e rurale. Le vigne circondavano la rupe, mentre gli ambienti scavati nel tufo offrivano condizioni favorevoli alla fermentazione e alla conservazione. La presenza di papi e prelati contribuì alla sua fama, ma dietro il prestigio delle tavole ecclesiastiche rimaneva il lavoro quotidiano dei vignaioli e delle famiglie contadine.
Nel 1860 Orvieto entrò nel Regno d’Italia. La città attraversò le trasformazioni che interessarono molte zone agricole dell’Italia centrale: cambiamenti nella proprietà della terra, emigrazione, sviluppo dei collegamenti ferroviari e stradali e crescita degli abitati nella valle.
Il centro storico conservò il proprio impianto, mentre Orvieto Scalo e le frazioni assunsero nuove funzioni residenziali, commerciali e produttive.
La tutela moderna del vino iniziò a definirsi nel 1931, quando venne delimitata la zona di produzione più antica oggi richiamata dalla menzione Classico. La denominazione di origine controllata Orvieto fu riconosciuta nel 1971 e il disciplinare venne successivamente modificato per adeguarlo all’evoluzione della viticoltura e della normativa.
Cultura e identità di Orvieto
La vita collettiva di Orvieto conserva un legame particolarmente forte con il calendario religioso, con la storia comunale e con la suddivisione tradizionale della città nei quartieri di Corsica, Olmo, Serancia e Santa Maria della Stella.
La celebrazione più rappresentativa è il Corpus Domini. Il Sacro Corporale viene portato in processione per le vie del centro storico e la cerimonia religiosa è accompagnata dal Corteo storico, nel quale costumi, insegne, magistrature e gruppi cittadini richiamano l’Orvieto medievale.
Il Corteo nella sua forma contemporanea nacque nel 1951 dall’iniziativa di Lea Morelli Pacini, che raccolse l’invito del vescovo Francesco Pieri a restituire solennità alla processione. Da un primo gruppo di abiti noleggiati si sviluppò progressivamente un complesso apparato di costumi realizzati sulla base di studi storici e iconografici.
La partecipazione degli abitanti alla preparazione, alla conservazione degli abiti e alla sfilata ha trasformato il Corteo in qualcosa di più di una rievocazione. È un lavoro collettivo nel quale la memoria del libero Comune, la devozione religiosa e l’appartenenza ai quartieri continuano a incontrarsi.

Alla Pentecoste è legata la Festa della Palombella, documentata da secoli e ancora celebrata.
Il rito richiama simbolicamente la discesa dello Spirito Santo attraverso il volo di una colomba verso il sagrato del Duomo. Nel tempo le modalità della cerimonia sono cambiate, anche per tutelare l’animale e adattare la manifestazione alle condizioni della piazza, ma la Palombella conserva il proprio significato religioso e comunitario.
Le celebrazioni sono accompagnate da Orvieto in Fiore, manifestazione che coinvolge il centro storico con allestimenti floreali, iniziative culturali e il Palio dei balestrieri. Anche in questo caso l’evento contemporaneo si innesta sul calendario religioso senza sostituirne il significato.

Il vino appartiene alla cultura cittadina in modo meno cerimoniale ma altrettanto radicato. È presente nelle vigne che accompagnano le strade di campagna, nelle grotte trasformate in cantine, nelle memorie della vendemmia e nelle attività delle famiglie che hanno coltivato, vinificato e commerciato il prodotto.
Il Palazzo del Vino e dei prodotti della terra, ospitato nell’ex convento di San Giovanni, è stato destinato ad attività espositive, formative e culturali legate all’agricoltura e all’enogastronomia locale.
Il Teatro Mancinelli rappresenta un altro punto di riferimento della vita culturale. Costruito nell’Ottocento e intitolato ai fratelli Luigi e Marino Mancinelli, musicisti nati a Orvieto, continua a ospitare prosa, musica e spettacoli.
Alla città è legata anche Anna Marchesini, nata e cresciuta a Orvieto. Attrice, autrice e componente del Trio formato con Massimo Lopez e Tullio Solenghi, mantenne con la propria città un rapporto ricordato attraverso iniziative culturali e teatrali.

Nel periodo tra Natale e Capodanno Orvieto ospita Umbria Jazz Winter. Concerti, incontri e spettacoli si distribuiscono tra il teatro, i palazzi, il Duomo e altri spazi del centro storico. La musica entra così in edifici nati con funzioni molto diverse, mostrando ancora una volta la capacità della città di utilizzare il proprio passato senza rinunciare alla vita contemporanea.
Turismo
Per comprendere Orvieto bisogna osservare insieme ciò che si trova sopra la rupe e ciò che è stato scavato al suo interno.
Il sottosuolo è attraversato da centinaia di grotte, pozzi, cunicoli e cisterne realizzati in epoche differenti.
Alcuni ambienti nacquero per l’approvvigionamento dell’acqua, altri furono utilizzati come cave, frantoi, laboratori, depositi o cantine.
I percorsi di Orvieto sotterranea permettono di leggere questa lunga trasformazione.
Nel tufo rimangono pozzi etruschi, colombari, macine, scale e aperture scavate dagli abitanti per rispondere a necessità concrete.
Il Pozzo della Cava, ampliato nel Cinquecento per volontà di Clemente VII, attraversa a sua volta ambienti appartenenti a periodi diversi.

All’estremità orientale della rupe si trovano la Fortezza Albornoz e il Pozzo di San Patrizio.
Della rocca trecentesca rimangono le mura e alcune strutture difensive, oggi inserite nei giardini pubblici. Da qui lo sguardo raggiunge la valle del Paglia, Orvieto Scalo e le colline che circondano la città.
Il Pozzo di San Patrizio scende per oltre sessanta metri. Le due rampe elicoidali non comunicanti e le finestre aperte verso il vano centrale mostrano la precisione del progetto di Antonio da Sangallo il Giovane e il problema che l’opera doveva risolvere: garantire l’acqua durante un eventuale assedio.

Piazza del Duomo costituisce il principale centro monumentale.
La Cattedrale è dedicata a Santa Maria Assunta e la sua facciata riunisce mosaici, sculture, bassorilievi, travertino e basalto.
Alla base delle guglie, i rilievi raccontano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento; più in alto i mosaici seguono le vicende della Vergine, mentre il rosone di Andrea Orcagna occupa il centro della composizione.
All’interno, la Cappella del Corporale conserva la reliquia legata al miracolo di Bolsena e il grande reliquiario realizzato da Ugolino di Vieri. La Cappella di San Brizio custodisce invece gli affreschi di Beato Angelico e Luca Signorelli, nei quali il racconto religioso assume la forza di corpi, movimenti ed espressioni profondamente umani.
Il Museo dell’Opera del Duomo permette di seguire la storia della Cattedrale attraverso sculture, dipinti, documenti e opere provenienti dall’edificio e dagli ambienti collegati alla Fabbrica.
Di fronte, Palazzo Faina ospita il Museo Claudio Faina e il Museo Civico Archeologico.
Le collezioni comprendono ceramiche etrusche e greche, bronzi, monete, sculture e reperti provenienti dalla città e dalle necropoli.
Il vicino Museo Archeologico Nazionale completa il racconto dell’antica Velzna con materiali rinvenuti negli scavi del territorio orvietano.
Fuori dal centro, la necropoli del Crocifisso del Tufo conserva tombe costruite tra il VI e il V secolo a.C., ordinate lungo percorsi regolari. Alla Cannicella e a Campo della Fiera l’archeologia mostra invece il rapporto tra sepolture, luoghi di culto e lunga frequentazione dell’area.

La città medievale si sviluppa lungo l’asse che collega Piazza della Repubblica, la Torre del Moro e Piazza del Popolo.
La chiesa di Sant’Andrea e il Palazzo Comunale sorgono nel nucleo civile e religioso più antico. Sotto la chiesa è stato individuato un percorso archeologico che documenta presenze dall’età del Bronzo al Medioevo.
Il Palazzo dei Sette ricorda la magistratura che rappresentava le arti cittadine, mentre la Torre del Moro domina il punto d’incontro dei quattro quartieri. Il Palazzo del Popolo, costruito tra Duecento e Trecento come sede del Capitano del Popolo, esprime la forza raggiunta dalle istituzioni comunali.
Sul margine occidentale della rupe sorge San Giovenale, una delle chiese più antiche di Orvieto. La posizione, distante dal percorso monumentale più frequentato, permette di osservare il rapporto tra le abitazioni, le mura e la campagna sottostante.

Orvieto non appartiene ai “Luoghi di … vini” soltanto perché ha dato il proprio nome a una DOC.
La rupe, le colline coltivate, le cantine sotterranee, la presenza etrusca, il libero Comune, le corti pontificie e il lavoro delle famiglie contadine hanno costruito un rapporto continuo tra la città e il vino. La denominazione interessa oggi un’area assai più estesa, divisa tra Umbria e Lazio, ma conserva in Orvieto il proprio riferimento storico e simbolico.
Dall’alto della rupe le vigne sembrano appartenere a un paesaggio separato dalla città.
Scendendo nelle grotte o percorrendo le strade della campagna si comprende invece che sono parti della stessa storia: una sviluppata verso la luce, l’altra custodita nel tufo.
I luoghi di … vini raccontati finora
Alba
Asti
Barbaresco
Bardolino
Barolo
Breganze
Castel del Monte
Chambave
Cinque Terre
Conegliano
Custoza
Frascati
Gallura
Ischia
Lucera
Marsala
Monferrato
Montalcino
Montepulciano
Pantelleria
San Gimignano
Sorbara
Torgiano
Valdobbiadene
Vulture
Il vino
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