L’asparago bianco di Bassano DOP

Premessa
DOP è l’acronimo di Denominazione di Origine Protetta, un marchio Europeo che garantisce la provenienza specifica di un prodotto agroalimentare.

Richiede che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano in un’area geografica specifica.

IGP è l’acronimo di Indicazione Geografica Protetta, un marchio Europeo che garantisce la provenienza specifica di un prodotto agroalimentare.
Prevede che almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione debba avvenire in un’area geografica specifica.

In Italia abbiamo al momento 583 prodotti DOP e 266 prodotti IGP, per cui attualmente siamo il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari DOP e IGP

Poco noto anche perché la sua commercializzazione è purtroppo essenzialmente regionale, l’asparago di Bassano é una delizia per il palato che tutti dovrebbero provare.

Completamente bianco ha un sapore nettamente superiore a quello dell’asparago comune in un connubio di dolce-amaro aromatico e sapido che lascia un segno indelebile.

Ne era ghiottissimo Ernest Hemingway che addirittura ne parla nel romanzo Addio alle armi.

A differenza dell’asparago comune è totalmente commestibile.

Viene coltivato nella provincia di Vicenza nei Comuni di Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Mussolente, Pove del Grappa, Romano D’Ezzelino, Rosa’, Rossano Veneto, Tezze sul Brenta e Marostica.
Ovviamente é protetto da una disciplinare ed ha ottenuto il Marchio DOP nel novembre 2007.

La sua scoperta fu del tutto casuale ed avvenne nel 1500.
Una terribile grandinata distrusse completamente la parte affiorante dalla terra di una coltivazione di asparagi comuni ed un contadino si rassegnò a raccoglierne la parte sottostante ovvero quella bianca.
L’ortaggio risultò tenero, con un sapore netto e particolare e fu così che si iniziò a raccogliere gli ortaggi prima che spuntassero definitivamente dalla terra.

Sulla “nascita” dell’asparago di Bassano c’è anche una leggenda.
Narra che Sant’Antonio di Padova ne portò dall’Africa alcuni semi che lasciò cadere lungo la strada tra Bassano e Rosà dando origine a grandi campi di asparagi bianchi.

Nel 1500 l’ortaggio era considerato piatto raffinato e prezioso come testimoniano le note spese per i banchetti organizzati dalla Repubblica veneta (XV e XVI sec.) in onore di ospiti molto illustri.
La sua fama era così grande che persino i partecipanti al Concilio di Trento (1545-1563) andavano a Bassano appositamente per gustare il delicato ortaggio.

Per mantenere inalterate le pregiate caratteristiche del prodotto fresco, bisogna seguire alcune avvertenze:
– si conserva in acqua fredda a 6/8 gradi per impedirne la disidratazione e l’ossidazione;
– va tenuto al riparo da luce ed aria;
– non si deve rompere.

Gli asparagi bianchi di Bassano si possono surgelare seguendo queste regole:
– pulirli e farli bollire mettendoli 2/3 minuti a seconda della grossezza in acqua già calda
– scolarli e immergerli immediatamente in acqua fredda e ghiaccio per circa 3 minuti.
– asciugarli con un canovaccio
– quando saranno ben freddi e soprattutto asciutti metterli in freezer dove potranno essere conservati 6 mesi ma anche un anno (meglio però non esagerare con i tempi).

Il sistema di conservazione più usato e migliore è comunque metterli sott’aceto o sott’olio.

Se non conoscete l’asparago bianco di Bassano fate in  modo di assaggiarlo … personalmente ne sono innamorata e guardo con estrema invidia agli abitanti della Zona che possono gustarlo quante volte desiderano.

L’abbinamento perfetto è con il vino Vespaiolo di Breganze.

Evento: Bassano del Grappa: “A tavola con l’Asparago Bianco di Bassano DOP” dal 19 marzo al 13 giugno.
Organizzazione a cura del Gruppo Ristoratori Confcommercio di Bassano del Grappa.

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3 risposte a “L’asparago bianco di Bassano DOP”

  1. Rubrica molto ben fatta, non è il solito blog di cucina ma è un prezioso contenitore di notizie e di storia alimentare. In un periodo dove tutti, specialmente sui social, pontificano e si ergono a giudici, esperti e censori, rubriche come questa risultano essere un presidio di cultura. Ne abbiamo bisogno

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  2. riguardo alla tua descrizione, mi sembra di sentirne il gusto, non l’ho mai assaggiato, purtroppo, non so neanche se è reperibile nella nostra città. Complimenti! Ciao…

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