Le frittelle di Carnevale (storia)

Durante i Saturnali dell’Antica Roma tra i vari cibi apparivano degli impasti di farina e uova fritti nello strutto.
Poi nel Medioevo nasce il Carnevale che precedeva la Quaresima e che voleva essere l’ultimo grande momento di abbondanza.
E quelle cosine che già avevano il nome di frittelle diventanto le assolute protagoniste della festa.
Venivano usati uova, zucchero, burro e strutto tutti alimenti che in Quaresima sarebbero stati vietati, si preparavano in casa e si condividevano, come tutto il fritto in generale che è conviviale per definizione.
Talmente conviviale che ancora oggi si mangia con le mani (anche il Galateo più ferreo lo dice) perchè un tempo il fritto veniva posto al centro del tavolo ed ogni commensale ne prendeva usando le dita e non le posate).

Non esisteva una ricetta canonica … in ogni città il Popolo faceva le frittelle di Carnevale secondo il proprio estro.
Poi arriva il Rinascimento e come tanti altri cibi popolari anche il fritto entra nelle Corti, anche le frittelle che subiscono anche variazioni meno “proletarie”.
Si aggiungono all’impasto essenze profumate (spezie preziose, acqua di rose, agrumi, liquori) ed a Venezia nasce la Corporazione dei Fritoleri gestita con regole precise e nella città le frittelle vengono ufficialmente incoronate come il dolce simbolo del Carnevale.
Ed eccole spopolare in mille versioni prima fra tutte gonfie o piatte (delle piatte ne parlo -QUI-  e le gonfie potevano essere ripiene o vuote e gli impasti potevano contenere frutta fresca o secca, liquori …
I nomi sono tutti diversi ma le frittelle sono ufficialmente un dolce povero diventato ricco.
E decine sono le frittelle Italiane.

La frittella veneziana è morbida, non croccante, contiene uvetta (e spesso pinoli), è profumata di agrumi, fritta nello strutto, spolverata di zucchero quando è ancora calda.


La frittella toscana è piccola e rotonda, concreta, contadina, un boccone da mangiare uno dopo l’altro, fatta con ingredienti semplici, spesso aromatizzata con anice o vinsanto.

La frittella di Napoli e del Sud è più dolce, più profumata, più barocca, “esagerata”.

Al  Nord (esclusa Venezia) la frittella è  travestita: ripiena con creme, con frutta nell’impasto, di riso, di mele, con un impasto più denso. Anche il Carnevale è breve per cui la frittella è sostanziosa.

Ma tutte le frittelle d’Italia al grido di “Frittelle d’Italia unitevi!” sono fritte, dolci e temporanee e dicono ridendo la stessa cosa: “Mangia ora. Godi ora. Domani si torna seri”.

Vi indirizzo adesso alla Ricetta più semplice delle frittelle gonfie che trovere cliccando -QUI-

Ma … quale è la ricetta scritta più antica?

Quella scritta nel De re coquinaria di  Marco Gavio Apicio.
Ci descrive la preparazione dei globuli (palline) bisnonne delle frittelle di Carnevale.
Eccola come la leggeva un antico Romano

”Caseum recentem cum alica minuta vel similagine misce.
 Inde globulos facies.
 In oleo friges.
Eximes, melle perfundes,
 piper asperges et inferes”
E come la leggerebbe non modernizzata un moderno Romano:
“Prendi del formaggio fresco, lavoralo con semola fine.
 Forma delle palline.
 Friggile in olio caldo.
 Quando sono cotte, versaci sopra del miele.
 Spolvera con pepe.”

La frittella della ricetta di Apicio è fritta, rotonda, dolce ed ha il pepe.

E’ il modello originario, la forma primitiva da cui derivano tutte le altre.

Contiene già le sue discendenti: le frittelle medievali, le castagnole, le zeppole, i dolci fritti di Carnevale in genere.

Cambiano: il grasso, lo zucchero e gli aromi … l’idea no.

Le frittelle di Apicio venivano mangiate subito, caldissime, in piedi, in occasione di rumorose Feste … ieri come oggi … dopo 2000 anni.

A me emoziona … a voi?

Carnevale: le frappe (o chiacchiere o cenci o pampuglie o ….)
Carnevale: la ricetta dei dolcetti fritti dai cento nomi

La Cucina degli Antichi Romani

La Cucina del Medioevo

La Cucina del Rinascimento

Apicio
Le frittelle di Carnevale (ricetta)

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